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Noi bloggers laziali... spavaldi di essere! credevamo di essere pochi ma via via ci siamo incontrati... Divisi da chilometri, diversi per pensieri, idee, esperienze, con in comune però 2 cose: essere bloggers ma soprattutto essere laziali! Mandaci un messaggio privato... oggi amore *loading* layout R. |
martedì, 13 maggio 2008 ROMA - Alcuni tifosi della Lazio che si firmano 'Curva Nord e Tribuna Tevere' hanno lanciato un appello a disertare l'Olimpico per Lazio-Napoli di domenica, per protestare contro la gestione del presidente Claudio Lotito. scritto da langolodimarco giovedì, 08 maggio 2008 L’Inter è andata dal Papa; a noi invece avrebbe fatto bene una visitina al Divino Amore, e questo per due motivi.
Primo, perché è inutile negare che, alla fine, un po’ di sfiga c’è stata, e con un "aiutino" dall’esterno magari uno dei due tiri che, nel giro di dieci minuti, si sono stampati sul palo, sarebbe entrato. E allora, oggi –forse- parleremmo di una partita molto, molto diversa. E vabbè, la palla è rotonda, il palo è un tiro sbagliato, rigore è quando arbitro fischia e non ci sono più le mezze stagioni. Abbiamo perso, e amen.
Secondo… beh, ci vuole un po’ di più, a spiegarlo. In sostanza, il concetto è semplice: la Lazio, questa Lazio, non solo non è all’altezza delle squadre di prima fascia (contro le quali, salvo il derby di ritorno –che, come tutti sappiamo, fa storia a sé- ha sempre perso), ma incontra serie difficoltà anche contro la “versione ridotta” di queste stesse squadre; e per competere con le squadre di seconda fascia deve comunque lottare ed esprimersi al meglio delle sue potenzialità: ovvero, deve essere in grado di mettere in campo i suoi undici uomini migliori, in uno stato di forma e concentrazione almeno “buono”; ed è evidente a tutti che questo, nel corso della stagione, non è avvenuto spesso. E allora, ecco che un "aiutino" serve come il pane.
Parliamo seriamente? OK. La partita di ieri è non solo il degno coronamento, ma il simbolo stesso, il riassunto in novanta minuti di una intera stagione giocata all'insegna del "vorrei, ma non posso".
L’anno scorso siamo stati protagonisti di un’esperienza entusiasmante, frutto non solo del lavoro di società, squadra e allenatore, ma anche di circostanze favorevoli e di una “situazione oggettiva” per certi versi irripetibile.
Eravamo, siamo, consapevoli –almeno chi è capace di ragionare- che la società si dibatte in una difficile situazione economica e che, anche se ora naviga tranquilla, risente del dissesto milionario degli anni passati, e ne sta ancora pagando (in senso figurato e reale) le spese. Nessuno –sempre fra quelli capaci di ragionare- chiedeva al presidente Lotito di svenarsi per raggiungere traguardi di sogno che avremmo fallito in ogni caso. Si chiedeva –ancora quelli capaci ecc ecc- di allestire una squadra in grado di partecipare alla Champions League con dignità, passando –come ampiamente possibile, visto il sorteggio- il primo turno (e incamerando, effetto non secondario, i relativi quattrini), e di portare a casa –in campionato- un piazzamento UEFA. Si chiedeva di spendere –oculatamente- i soldi necessari, senza fare follie per acquistare campionissimi o presunti tali, ma giocatori validi, onesti, motivati, da affiancare a quelli che la scorsa stagione avevano ben figurato.
La campagna acquisti, invece, non è stata all’altezza delle aspettative né, quel che è peggio, delle ambizioni; e, ripeto, non di vaghi sogni si trattava, ma di ambizioni reali, soppesate, realizzabili.
E siccome si ha un bel dire che la palla è rotonda, il calcio –come ogni sport- fa sognare per un giorno, per una settimana, per un mese… ma nel lungo periodo vengono a galla la solidità, la tecnica, la preparazione, l’organizzazione.
Troppi giocatori, l’anno scorso, sono stati sopravvalutati rispetto alle effettive capacità. Altri, magari validi, sono stati dati via con eccessiva precipitazione e senza troppo discernimento. Tanti, quest’anno, sono stati sfruttati oltre il ragionevole; così si moltiplicano gli infortuni, e si espongono i giocatori stessi a prestazioni di scarso livello, che causano critiche e generano nervosismo, che –come si sa- è la prima causa di scarso rendimento. Lo spogliatoio (la famosa “coesione”) non è compatto come l’anno scorso; è noto che le vittorie portano vittorie, le sconfitte portano sconfitte. Lo stesso allenatore, trascinato anche in storie che certamente non gli hanno dato serenità, non ha mostrato la stessa lucidità, la stessa capacità di iniziativa; e il materiale umano a disposizione non lo ha aiutato molto. Come si dice, si fa quello che si può; e con tutta la simpatia, è evidente che se, per sbloccare una partita difficile, si deve –per esempio- togliere Pandev per far entrare Tare, c’è qualcosa che non va: ma non in quella partita, proprio in generale.
Io sono stato –e sono tuttora- grato al presidente Lotito per aver salvato la Lazio, mentre intorno volavano avvoltoi travestiti da aquile; di aver agito, mentre tanti aprivano la bocca senza muovere un dito. Sono stato –e sono- consapevole di quanto ingenerose, artefatte, strumentali e capziose fossero molte delle critiche e delle contestazioni che gli sono state rivolte in questi anni. Condivido persino la sua idea di sport quale veicolo di valori sociali, e il fatto che parli latino non mi fa ridere, anzi persino un po’ mi inorgoglisce, se lo paragono all’italiano stentato di Biscardi, ai borbottii di Moggi, alla sbrasate di Capello, all’isteria di Materazzi, alle ripetitiva vacuità di trentamila interviste sempre uguali fatte da giornalisti che non mettono due congiuntivi di fila ad allenatori e calciatori incapaci di esprimere un concetto diverso da “cercheremo di vincere per i nostri tifosi”.
E però, presidente Lotito, adesso siamo pari. Il credito si è esaurito: questa stagione fallimentare, deludente, in cui troppe sono le cose andate male perché si possa parlare solo di “sfortuna”, ha portato la bilancia a zero.
Il primo dei valori dello sport, di cui la nostra Lazio si è sempre fatta portatrice ovunque andassero i suoi antichi e nobili colori, è la capacità di riconoscere le sconfitte, e di ammettere gli errori. Il secondo è quello di porvi riparo, di fare di più e meglio, per confrontarsi di nuovo con gli avversari, ed uscire vittoriosi.
E allora adesso tocca a Lei, presidente, mostrare quanto crede in quei valori di cui ci ha tanto spesso parlato. Abbiamo perso. Mostri di saper cambiare ciò che è sbagliato, di poter andare avanti per la strada giusta, e i laziali la seguiranno. Non Le chiediamo di allestire una squadra che vinca sempre contro chiunque: lo sappiamo che è un sogno. Le chiediamo una squadra che possa giocarsela, una squadra che non abbia bisogno di andare al Divino Amore per poter sperare di battere le avversarie.
Se può farlo, lo faccia: deve farlo, è il suo compito. Se non è in grado, se non può, se non vuole, passi la mano; ma non creda di poterci prendere in giro. Non più.
scritto da BBSlow giovedì, 17 aprile 2008 La domanda è: come mai non segnamo quando attacchiamo, e segnamo quando giochiamo male? scritto da Hagi lunedì, 31 marzo 2008 Niente, è che siamo fatti così: quando non serve, ci viene bene. Anche troppo. scritto da BBSlow giovedì, 20 marzo 2008 Mamma Mia. MAMMA MIAAAA! scritto da Hagi lunedì, 25 febbraio 2008 Laziale lo sono sempre stato, salvo una breve parentesi dai tre ai quatto anni durante i quali ero della Roma perché mia sorella mi aveva detto che ci giocavano Rossi, Cabrini, Tardelli e Zoff. A 4 anni ho capito che certe scelte le devi prendere in autonomia. I gobbi - allora come oggi - si sfiorano perché portano fortuna, non per diventare come loro. scritto da Hagi lunedì, 25 febbraio 2008 La notizia buona è che squadre sotto di noi da far resuscitare non ne sono rimaste poi molte. Quella cattiva è che anche con quelle che stanno sopra spesso non va tanto diversamente. scritto da BBSlow venerdì, 01 febbraio 2008 Un collega, stamattina: "Si, buoni gli acquisti, ma a me m'è piaciuto più il mercato in uscita: Inzaghi, Stendardo, Makinwa, Scaloni, tutti via in pochi mesi. Se a giugno me leva de torno pure Manfredini, Tare e Baronio sostituisco il busto di Cragnotti con quello di Lotito." scritto da BBSlow martedì, 29 gennaio 2008 Si, vabbè, Rolando Bianchi. Si, gli infortuni, le assenze, la sfiga, le cavallette, il terremoto, ecc ecc. Scendessero in campo con metà della grinta di quelli del Toro, saremmo in Champions. scritto da BBSlow martedì, 22 gennaio 2008 Sono stati solo due pareggi, e però si può ben dire che la settimana napoletana dei biancazzurri mi ha lasciato un'impressione positiva. Intanto, c'è il passaggio del turno di Coppa Italia: robetta, ma sempre meglio che andare fuori. Una partita giocata con rabbia e determinazione, sprazzi di gioco che, senza esaltare, hanno fornito qualche indizio incoraggiante sulla possibile ripresa. Indizi confermati anche per buona parte della partita di campionato, giocata a ritmi ben superiori, e con in campo le due squadre al meglio, per condizione e per effettivi; l'arbitro -che nel complesso, va detto, era stato più che adeguato- nelle occasioni decisive (presunto fuorigioco di Pandev, durata del recupero e fallo su Ledesma in occasione del pareggio) ha preso risoluzioni comprensibili ma sempre sfavorevoli alla Lazio, senza le quali la soddisfazione per la doppia trasferta sarebbe stata completa. Che il pareggio sia un risultato giusto, beh, è del tutto opinabile: è vero che l'ultimo quarto d'ora è stato caratterizzato da un forcing impressionante dei napoletani, è vero che Ballotta è stato capace di alcuni interventi strepitosi; ma è anche vero che, nel complesso, la Lazio ha gestito la partita più e meglio del Napoli, e non sono mancate le occasioni per il terzo goal che avrebbe definitivamente chiuso l'incontro (problema nostro, certo: ma nel conto finale va valutato che la squadra si è espressa bene, e meglio dell'avversario). Insomma, un pareggio strettino, che "muove la classifica" (come si diceva una volta) e però ci porta sempre più vicini alla "zona pericolo". Domenica, col Torino, scontro importante; all'andata finì 2-2, con l'arbitro protagonista negativo (come a dire che il buongiorno si vede dal mattino). Un altro pareggio sarebbe apprezzabile, e però la Lazio di Napoli ha fatto vedere cose buone, che lasciano aperta la porta alla speranza di qualcosa di più. In attesa che dal mercato oltre alle voci arrivi anche qualche giocatore vero... scritto da BBSlow lunedì, 14 gennaio 2008 Secondo il mio vecchio amico Biondo, il mondo si divide in due categorie: chi ha la pistola carica, e chi scava. Alla prima categoria appartengono sicuramente gli arbitri di calcio, e ieri la pistola del sig. Stefanini da Prato ha costretto la Lazio a scavare una fossa molto più profonda di quanto sarebbe stato lecito aspettarsi. Certo, una squadra con meno limiti avrebbe comunque portato a casa un buon risultato. Una squadra in cui le riserve non fossero quel pianto che sono, e in cui i titolari non si prendessero almeno dieci minuti di vacanza ad ogni partita, sarebbe riuscita a fare qualcosa di meglio. E però non si deve dimenticare che fino a quando il suddetto Stefanini da Prato non ha segnato in modo indelebile l'andamento della partita, capovolgendolo a suo piacimento (e non si pensi che il rigore inventato sia stato un episodio sfortunato: la direzione di gara è stata contraddistinta da una faziosità scandalosa), la Lazio, con i suoi ben noti limiti, la gara l'aveva giocata, e pure benino. Dopo, nel nervosismo generale, con un arbitro completamente fuori di testa e il Genoa chiuso a difendere un vantaggio che dieci minuti prima sarebbe sembrato un miracolo, non sarebbe stata facile per nessuno, ed è stato impossibile per una Lazio che aveva perso anche il suo bomber e leader. Lotito contestato dalla curva: e non è una novità. Solo che anche i tifosi più paciosi, anche quelli che, senza particolari simpatie o antipatie, riconoscono (riconoscevano?) a Lotito il merito di aver finora ben gestito una situazione complessa, ora cominciano spazientirsi: è evidente che senza una serie di buone operazioni di mercato la squadra di quest'anno non è in grado di competere per alcun traguardo degno di attenzione, e anzi lotterà per salvarsi; si parla tanto, si fanno tanti nomi, ma non è con le chiacchiere che si comprano i giocatori. E, soprattutto, non è che i nomi che girano siano una garanzia di successo. Nessuno pretende Ronaldinho; ma certo che parlare di Caracciolo o di Di Vaio (che poi, è bene precisare, sono due buoni giocatori e nulla più; certo, confronto a quello che c'è...) facendoli apparire come i salvatori della patria calcistica biancazzurra non rende un buon servizio né alla società, né alla squadra, né agli interessati. Se poi si considera che, oltre a questi, i nomi che si fanno sono quelli di due o tre giovani di belle speranze che militano nel campionato portoghese, beh, bisogna riconoscere che -a meno che Sabatini non abbia lavorato meglio di Moratti- non è per un caso che i "contestatori professionali" di Lotito abbiano, per la prima volta, ricevuto il consenso degli "altri". Ci pensi, presidente, per non rovinare quanto di buono fatto finora... scritto da BBSlow sabato, 15 dicembre 2007 Si vede che è un periodaccio x la Lazio anche dal fatto che abbiamo poco da dire... Stasera poi c'è la Juve, altra partitaccia dove è praticamente un'illusione sperare di portare 3 punti a casa... SVEGLIAAAAA!!! scritto da buonaocattiva giovedì, 15 novembre 2007 Riflessioni e domande sull'omicidio di Gabriele Sandri
Il mio primo pensiero va alla famiglia di Gabriele. Non li conosco, non li ho mai incontrati, ma –se mai capiterà che qualcuno di loro legga, o venga a conoscenza di queste righe- vorrei che sapessero che anche io, come tutte le persone sane di mente che sono rimaste in questo disgraziato Paese, sono loro vicino in questo triste momento di dolore. Nulla, al mondo, è più sconvolgente di una madre che vede seppellire il proprio figlio; tanto più se questo accade non per una fatale e magari inevitabile causa naturale, ma per la sciagurata azione violenta di un altro uomo. E proprio da questa triste consapevolezza vorrei partire per cominciare una riflessione un po’ più ampia.
Cominciamo dicendo che il fatto che a morire sia stato un “tifoso che seguiva la squadra” è stato, per ciò che a oggi si sa di come si sono svolte le cose, del tutto casuale: a morire avrebbe potuto essere un rappresentante di commercio, un'impiegata in gita domenicale, Marchionne che provava la Ferrari appena riparata. E però questa casualità ha generato una serie di reazioni inconsulte che hanno riportato la morte di Gabriele Sandri nel mondo che –indirettamente- l’aveva generata, e cioè quello del tifo “ultrà”.
A un primo sguardo, le responsabilità dell’accaduto vanno ascritte al comportamento inspiegabile e inescusabile di un soggetto che ha usato in modo scriteriato l’arma di cui era dotato; e questa, in effetti, è la causa ultima e diretta. Ma viene immediatamente da chiedersi se quel soggetto sia stato colto da una altrettanto inspiegabile crisi di panico o di chissà cosa, o se –semplicemente- fosse inadeguato a svolgere il compito che gli era stato affidato. Inadeguatezza che potrebbe dipendere sia dal carattere del soggetto stesso (è un “rambo” che ritiene che con la pistola si possa risolvere ogni situazione? E’, invece, al contrario, una persona impressionabile che può perdere il controllo dei propri nervi?) sia da cause che riguardano i suoi mandanti (se, semplicemente, fosse non adeguatamente addestrato alla gestione della situazione che si è trovato ad affrontare? E se è un violento, o se è fragile, nessuno se ne è mai accorto, prima? Nessuno vigila sulla “tenuta” psicologica dei tutori dell’ordine? Chi lo ha messo lì, e perché?).
Che queste domande non siano del tutto prive di significato lo dimostra la “strana” modalità con la quale i fatti sono stati comunicati dalle strutture della P.S. al ministero e all’opinione pubblica: per quanto certe difficoltà, nell’immediato, siano comprensibili, resta il residuo sospetto di una certa reticenza volta a “chetare, sopire…”, fino a dove possibile, il clamore che la vicenda era inevitabilmente destinata a suscitare. Certo, sono ravvisabili delle "difficoltà oggettive", delle giustificate cautele per la gestione dell’ordine pubblico; e tuttavia resta il dubbio che, sia pure solo per un paio d’ore, un non meglio identificato “qualcuno” abbia tentato di alterare e confondere il quadro degli avvenimenti, per rendere meno pesante la posizione dell’agente che ha sparato e della forza pubblica in generale.
Precisato che sulle forze dell’ordine ricade comunque, in ogni modo la principale responsabilità diretta della assurda morte di Gabriele Sandri, mi sembra sia il caso di riflettere non solo sul singolo episodio, ma anche sul “quadro generale” che a quell’episodio ha condotto; e cioè, alla triste realtà che la domenica pomeriggio alcuni “spazi” delle nostre città e delle nostre strade devono essere presidiati neanche fossimo a Gaza o a Baghdad; che piazzole autostradali e raccordi, treni, bus, e a volte interi quartieri cittadini sono zone “a rischio”, dalle quali un comune cittadino interessato al mantenimento della propria incolumità fisica fa bene a tenersi lontano.
In tale stato di cose, le forze dell’ordine sono costrette a ricorre a ogni risorsa, per sorvegliare ogni spazio potenzialmente pericoloso e fronteggiare le eventuali emergenze; ma questa non è certo colpa loro, visto che esistono branchi di violenti organizzati, che coscientemente e deliberatamente cercano lo scontro fisico e i disordini di piazza. Ma la domanda è: ci vuole davvero così tanto, a identificare e punire questi elementi? Chi li copre, chi li fomenta, chi li usa? Ci sono forse (come, almeno nel caso degli incidenti serali di Roma, sembra possibile) moventi e organizzazioni che col calcio nulla hanno a che vedere? Perché, se è così, non bisogna fermare il campionato: bisogna fermare l’Italia, o quanto meno mettere in condizioni di non nuocere quella parte di italiani che vuole prevaricare un popolo intero.
Si è detto che la morte di Gabriele Sandri non c’entra niente con il calcio; ed è almeno in parte vero; ma allora perché dal mondo della “tifoseria organizzata” è partita subito, unanime, una reazione assurda e incivile? Sandri era un tifoso, non un “ultrà”; un ragazzo con la passione per il calcio, non un facinoroso che armato di coltello andava in giro a cercare “nemici” da sconfiggere.
La risposta più probabile mi sembra possa essere distinta in due parti:
1) esistono meccanismi di “appartenenza” che, più che una squadra o un club, riguardano un humus anarchico, “anti-sociale”; per quanto Gabriele Sandri ne fosse al di fuori, la sua identificazione come “tifoso” (e sarebbe il caso anche di riflettere quanta responsabilità hanno avuto i media, nel diffondere la notizia con un certo taglio ben definito e, in fondo, immotivato…) e la sua notorietà li ha immediatamente fatti scattare, compattando il “gruppo” di coloro che nel tifo violento manifestano la loro propensione “rivoluzionaria” ed eversiva; parola, quest’ultima, da intendersi non nel senso classico di “rivolta politica”, ma come “rifiuto delle forme organizzate della convivenza civile”, generato però da cause del tutto personalistiche, che magari trovano alimento in certe correnti ideologiche o politiche ma che sono generate fondamentalmente da disagio sociale individuale, che riconosce altri disagiati come “simili”, e vede al contrario le ordinarie forme di svolgimento della vita sociale come un nemico da combattere per salvarsi.
2) Esistono però dei “mandanti”, degli “elementi pensanti” che sanno come alimentare e sfruttare questa propensione alla violenza, incanalandola e dirigendola secondo proprie finalità; e non sto parlando dei capi ultrà (che, se mai, sono un tramite), ma di personaggi di genere più vario: elementi interni alle società di calcio, elementi esterni legati a interessi economici e commerciali, non escluso persino qualche attivista politico di rango più o meno elevato.
Ed è secondo me da ricercarsi in questa doppia risposta la motivazione della differenza che ben si poteva vedere, domenica sera, tra la reazione “spontanea” degli ultrà di curva (svoltasi secondo forme ormai consuete, in ambito ristretto allo stadio di calcio, con finalità limitate a un obiettivo immediato e circoscritto) e le scene di vera e propria guerriglia urbana cui si è assistito a Roma, con gruppi dall’organizzazione para-militare che davano l’assalto alle caserme di Polizia e Carabinieri, giungendo addirittura a “sfidare” il “mitico” Reparto Celere.
Posso dirla, fuori dai denti? E’ vero, come dice il ministro Amato, che la (non) reazione delle forze dell’ordine è stata encomiabile; e che, se davvero –come ipotizzavo prima- certi movimenti sono eterodiretti, si è fatto bene a evitare lo scontro di piazza. Ma nulla può vietarmi di pensare che se, invece, le forze di polizia avessero agito in modo più diretto e violento, oggi forse –almeno qui a Roma- il fenomeno “ultrà violenti” sarebbe in buona parte risolto; scomparso assieme alle illusioni di chi, per fini soltanto suoi, vuole destabilizzare l’ordine pubblico facendo leva sulla violenza ignorante di duecento disadattati che sanno manifestare la loro esistenza soltanto brandendo un coltello o una spranga, come cavernicoli di ritorno. Il cittadino delega allo Stato l’uso della forza, e lo Stato la proibisce al cittadino assumendosi la responsabilità della sua protezione; ma è lecito chiedere, da cittadini, che quando è necessario (e l’altra sera a Roma lo era senz’altro) lo Stato di questa forza faccia uso.
Lo so, non sembra questo il modo migliore di rendere omaggio alla memoria di Gabriele Sandri. Eppure, dietro alla canna della pistola di un poliziotto che ha sparato, io continuo a vedere tante mani, che non indossano certo una divisa, e che evidentemente non si vuole colpire. Così, mentre –come tutti- chiedo verità e giustizia, desidero che questa giustizia colpisca fino in fondo: non solo chi ha colpevolmente usato un’arma che non doveva neanche essere estratta dal fodero, ma tutti coloro che hanno contribuito a fare sì che un ragazzo di ventotto anni morisse in modo incivile prima ancora che assurdo, una domenica mattina, sull’autostrada. E, da una parte come dall'altra, sia in chi indossa una divisa sia in chi brandeggia una spranga, sia in chi si nasconde dietro una cravatta, non basta partecipare a un funerale per lavarsi la coscienza.
scritto da BBSlow mercoledì, 14 novembre 2007 Domenica è volata in cielo un Aquila, mancherai a tutti i tifosi e non solo, riposa in pace Aquila Biancoazzurra, ora ci puoi vedere da lassù e noi non ti dimenticheremo Mai. scritto da AlessandroG lunedì, 12 novembre 2007 UNA DOMENICA MALEDETTA DOVE è ACCADUTO L'INVEROSIMILE, L'IMPOSSIBILE, UNA TRAGEDIA. ORE 9 DELLA MATTINA DI UNA DOMENICA COME LE ALTRE. UN GRUPPO DI TIFOSI LAZIALI CON LA PROPRIA AUTO SI TROVA NEL PIAZZALE DI UN AUTOGRILL VICINO AD AREZZO. TRA QUESTI C'è ANCHE GABRIELE SANDRI ALIAS GABBO. NOTO DJ ROMANO E DELLA DISCOTECA PIPER. E' LI SEDUTO NEL SEDILE POSTERIORE DI UN AUTO PRONTO PER RIPARTIRE IN VIAGGIO ALLA VOLTA DI MILANO DIREZIONE STADIO MEAZZA PER ASSISTERE A INTER LAZIO. GIà INTER LAZIO...UNA PARTITA CHE PURTROPPO LUI NON SAPORà MAI COME ANDRà A FINIRE...GIà PERCHè UN FOLLE POLIZIOTTO DALLA CARREGGIATA OPPOSTA DECIDE DI SPARARE AD ALTEZZA UOMO PER DISPERDERE POCHI TIFOSI DI SQUADRE OPPOSTE VENUTE A CONTATTO DANDO INIZIO AD UNA PICCOLA SCARAMUCCIA CHE ERA GIà FINITA. LO SPARO IL BOTTO IL SANGUE LA MORTE UNA VITA SPEZZATA...QUELLA DI GABBO. TIFOSO TRANQUILLO PACATO CON UNA CARRIERA AVVIATA COME DJ CONOSCIUTO ED AMMIRATO DA TUTTI... DI LUI ORA ABBIAMO TUTTI SOLO DEI RICORDI. E LA POLIZIA??? COME CAVOLO SI FA A DARE UN'ARMA AD UN POLIZIOTTO CAHE è CAPACE DI SPARARE AD ALTEZZA D'UOMO? Eì OMICIDIO COLPOSO ED ECCO PERCHè: scritto da langolodimarco lunedì, 12 novembre 2007 GABRIELE.... UNO DI NOI... La trasferta più triste da quando ho iniziato a seguire la Lazio... e non è di sicuro per i soldi "buttati"... Io non conoscevo Gabriele, pur abitando nella stessa zona, eppure ieri mi sono sentita come se fosse morto un mio parente... L'ironia della sorte ci vuole nuovamente protagonisti di atti tragici... Mi sento un'egoista nel pensare "poteva capitare a me"... ma è la realtà... Voglio mettermi seduta anche io al tavolino di chi prenderà decisioni in merito... Voglio sì, perchè ieri hanno (ri)detto che noi tifosi pretendiamo, comandiamo... e allora fatemi posto. scritto da buonaocattiva giovedì, 01 novembre 2007 Cosi Non Va
Niente da fare nemmeno la partita del derby ha fatto rialzare la testa ai ragazzi di Delio Rossi sempre più in crisi di risultati e di gioco, causa anche i numerosi infortuni ed assenze pesanti. Si sperava che il derby come negli ultimi due anni si rivelasse decisivo ai fini della stagione biancoceleste che in questa partita nel passato aveva trovato la svolta per dare un senso alla stagione. Questa sera cosi non è stato. Stiamo andando in caduta libera in campionato e ci troviamo a soli due lunghezze dalla terz'ultima classificata. I giocatori sono gli stessi di un anno fa per 9/11 ma il loro rendimento è molto ma molto peggiore dello scorso anno. Ci sono giocatori irriconoscibili e altri fuori condizione e altri ancora che sono costretti a giocare fuori ruolo. il mister Rossi più di tanto non può fare anche se lui ha perso quella tenacia e quella grinta che lo avevano contraddistinto negli ultimi due anni sulla panchina aquilotta. E poi c'è Lotito che si è tenuto tutti i soldi della champions senza acquistare nemmeno un giocatore degno della storia di questa squadra. Ora la classifica fa paura e la stagione che ci si prospetta è difficilissima in un campionato in cui nessuno ti regala niente e priva di squadre deboli. Stasera la Lazio non mi è dispiaciuta anche se in difesa siamo ancora troppo lenti e impacciati dei veri polli che si fanno infilare come dilettanti.Però nel complesso abbiamo fatto un pò bene abbiamo lottato ma deve essere sempre cosi non solo quando incontri la roma o il real madrid. Ora ci attendono fiorentina e inter sfide per noi impossibile ma tocca fare punti per uscire da tale situazione soprattutto in casa.QUINDI FORZA RAGAZZI NOI SIAMO CON VOI LOTTATE E TIRATE FUORI LA GRINTA E RISALIAMO INSIEME!!! LOTITO VATTENE scritto da langolodimarco lunedì, 29 ottobre 2007 Assente (giustificato) da più un mese, torno allo stadio per quella che è una partita diciamo non "decisiva", ma almeno "importante": perché viene dopo la brutta sconfitta di Brema, perché viene poco prima del derby. E ci torno armato di una scaramanzia che oggi, a cose (purtroppo) fatte, posso rivelare: da quando sono tornato -quattro anni fa- a frequentare l'Olimpico, non ho mai visto una sconfitta della Lazio. Anche Mister Rossi sembra aver perso un po' il bandolo della matassa; e certo, il materiale umano è quello che è, ma intestardirsi e insistere in esperimenti già falliti (Manfredini il "trequartista" non lo sa proprio fare, e allora quando non c'è Mauri o si fa giocare Meghni -e si spera nell'aiuto divino- o ci si rassegna a un sano 4-4-2... magari mettendo in mezzo una punta un po' più dotata fisicamente... Di Baronio, poi, è inutile parlare) è deleterio, per i risultati e per il morale. E a dieci minuti dalla fine, quando neanche le manone di Ballotta -fino ad allora provvidenziali, e in un'occasione quasi miracolose- hanno potuto arginare la frana, è crollata anche la mia scaramantica imbattibilità. E si è capito subito che era finita lì. Una squadra di calcio (nello sport, in generale) può ottenere risultati grazie a tre qualità: gli schemi di gioco, la tecnica individuale, il carattere. La Lazio di ieri conservava una pallida memoria dei primi, era completamente priva di qualsiasi qualità tecnica e -ciò che è peggio, e per un Laziale INTOLLERABILE- non ha mostrato, se non in sporadiche iniziative individuali, alcun segno di reazione, alcun sussulto di orgoglio. Si potrebbe dire: speriamo che la musica cambi. Non basta sperare, la musica DEVE cambiare, perchè quella vista ieri è una squadra che a malapena lotterà per non retrocedere. Certo: Ledesma, Mauri, Zauri. Un Pandev meno stanco, Rocchi rimesso in condizione: sono tanti i fattori che ci dicono che non andrà sempre così, che vedremo senz'altro partite migliori. Ma, per adesso, paghiamo caro ogni errore commesso in fase di campagna acquisti, di preparazione e di gestione, tecnica e societaria. Speriamo che il prezzo sia alla nostra portata... scritto da BBSlow martedì, 02 ottobre 2007 Tutti contro il madrid!!!!!!! daje scritto da Titto92 lunedì, 17 settembre 2007 Ieri alle 22:30 l'Assessore Morassut è intervenuto da Plastino, su T9, durante la trasmissione "Goal di Notte". L'obiettivo era di fare chiarezza sui motivi delle tensioni tra Comune di Roma e Lotito. Premesso che - proprio alla fine della trasmissione - si è resa chiara l'origine della questione Stadio-Valmontone (Er Comune nun me fa fà lo stadio a Roma? E io vado a Valmontone!), ho identificato un paio di questioni (una tecnico-politica, l'altra ontologica) degne secondo me della massima attenzione. scritto da Hagi |
se prima eravamo in 24 a cantare lazio alè adesso siamo in 25 a cantare lazio alè:
AlessandroG
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