Noi bloggers laziali... spavaldi di essere! credevamo di essere pochi ma via via ci siamo incontrati... Divisi da chilometri, diversi per pensieri, idee, esperienze, con in comune però 2 cose: essere bloggers ma soprattutto essere laziali!

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martedì, 20 dicembre 2005

Week End Ischitano (da truelazio.clarence.com)

-Allucca, allucca! Grida, grida pure!
Mentre l'aneurisma incombe, io sono rosso come un pomodoro, e soffoco la gioia Dicaniesca mentre il replay offre il piattone di Rocchi da tutte le angolazioni. Sono in piedi, a pugni stretti, un ghigno ferino deforma il mio viso. Mariangela mi chiede se io sia pazzo. La sorella ride. Il papà comprende. La mamma incita: Allucca, allucca! Non preoccuparti!

Non posso, sono ospite. Mi devo regolare. Un semplice "Cristo" è stato recepito come una bestemmia, se sciolgo le briglie è finita, chiamano Carabinieri e Santa Inquisizione. E non a torto.

Beh, cazzo, come giochiamo.... Dabo è un orologio, stasera. Paoletto è quello di sempre, omaggiato da migliaia di rose rosse dalla curva-più-bella-del-mondo-a-parte-i-fasci, anzi, forse qualcosa in più. Oggi ha la zampata del Quarticciolo, quella che lo manda ad asfissiare Thuram, propiziando l'azione del goal.
Behrami non lo tiene nessuno. Lo stesso Chiellini - a sua volta un treno - tiene il suo passo a fatica. La Juve, nei primi venti minuti, semplicemente non c'è.

Nel frattempo, si avvicinano le 22. Dovrò andare a cena fuori, in un bel posto isolano che "va conosciuto", in compagnia dell'avvocato più affascinante del mondo: una serata di chiacchiere tra amici. Nemmeno il tempo di formulare il nefasto pensiero, che sugli sviluppi di un pallone inattivo battuto da Camoranesi, Nedved schiaccia un pallone che scavalca Peruzzi e viene appoggiato in rete da quel bastardo di Trezeguet. E mi si scusi l'eufemismo. Tutto da rifare.  Cupe previsioni. Spettri di una seconda sconfitta immeritata consecutiva. Al primo rigore negato sono talmente terreo da non riuscire neanche a protestare. Al secondo ingoio un calendario di bestemmie, che rivomito in forma di lievi improperi, restando nel legittimo. Cannavaro spacca Behrami, non rimediando nemmeno l'ammonizione. Rido. Finisce il primo tempo, e Liverani mette le mani al collo di Nedved: godo, spero nella rissa, voglio una Juve picchiata a centrocampo a boccie ferme. Sento una violenza cupa montare dentro di me, è il licantropo laziale che vede la luna piena dell'ingiustizia.

Quando me ne vado, guaendo verso la TV, è quasi una liberazione. La serata scorrerà piacevole, e senza discorsi calcistici (ci sono un dirigente comunale, un avvocato e un architetto, tutti di Ischia e tutti intellettualmente avversi al gioco del pallone: non posso fare la figura di un Claudio Amendola extra moenia).

Povero 'Zzò: sarà lui che sveglierò alle due del mattino, per chiedere lumi sul risultato, sullo stato di Behrami e sull'andamento del secondo tempo. Mi risponde preciso, puntuale, invitandomi per mercoledi a casa sua. C'è il Lecce.

Avanti, Lazio!

scritto da Hagi
19:39 / p-link / / commenti (4)

martedì, 20 dicembre 2005

anche io nel mio piccolo mi incazzo [a vedere come si ragiona nel mondo...] #2
tratto da sovraesposizione.splinder.com del 14 dicembre

 

nel post di ieri, anche io nel mio piccolo mi incazzo [a vedere come si ragiona nel mondo...], ho scritto delle cazzate. e usato argomentazioni di un certo rilievo con fini ideologici. chiedo quindi scusa prima a voltaire e umberto eco, quindi a benigni e agli autori delle invasioni barbariche.
ripensandoci a casa e parlandone con il piccolo (piccolo santo subito) mi sono accorto che l'incazzatura che avevano suscitato il me le polemiche scatenate dal gesto di di canio aveva preso il sopravvento impedendomi di esprimere correttamente ciò che volevo dire: chiedo venia, si può anche sbagliare e ammettere i propri errori, come scrive michele serra su repubblica di ieri utilizzando un gergo dicaniesco, può essere "virile".
di base c'è che mi fa incazzare il perbenismo benpensate filocomunista.
di base c'è pure che io davvero credo che ognuno sia libero d'esprimere le proprie opinioni.
detto questo ci sono alcuni caveat.
primo che sebbene su di me il saluto romano non faccia nè più caldo nè più freddo di un pugno chiuso, c'è gente in questo paese a cui quel gesto ricorda davvero momenti bui.
secondo di canio, che lo stesso curzi in qualità di sportivo definirebbe paoletto nostro, dovrebbe rendersi conto di chi è e cosa fa. forse proprio perchè se ne rende conto strumentalizza i suoi stessi credi e tuttavia pur nella trumentalizzazione potrebbe indurre quelle trecento pecore che assediano da anni la curva nord [ne parlo per esperienza diretta, ahimè] a comportamenti meno violenti e meno intimidatori: ma non sarebbe più un ideologo, sic!
vorrei aggiungere, con toni più pacati di ieri, altre considerazioni.
ad esempio ricordo luciano, marito di giacomina, commerciante un po' di tutto un po' di niente in piazza roma, al paese, che non sopportava la vista della neve: era un reduce della campagna in russia e a lui del saluto romano non fregava un cazzo. ma non dovevate fargli vedere la neve che altrimenti diventava catatonico.
questo per dire che come il saluto romano solleva in alcuni di noi tremendi ed indicibili ricordi, per altri, che magari nel fascismo credevano anche con logica, sono altre le simobologie esescrabili.
questo per dire che la mia iraconda invettiva di ieri non era per giustificare di canio e il suo gesto, nè tanto meno voleva essere un'apologia fascista. no, quello che volevo dire, e l'ho detto con toni sbagliati e con parole da avvocato del diavolo [che non sempre lasciano trasparire il loro senso ultimo], è che i due gesti, il saluto fascista e quello comunista, andrebbero a mio avviso trattati allo stesso modo.
perchè in un contesto sociale sempre più esteso, in cui ci si vanta di essere cittadini del mondo, non si può trascurare il fatto che come il saluto romano in italia urta la coscienza di molti, il saluto comunista lo fa o lo può fare in molti altri paesi.
quello che va combattuto, insomma, è il pensiero ideologico, quello che non ammette repliche, quello che presenta un costrutto teorico rigido e senza (in apparenza) falle: inattacabile. ma inattacabile non per sua natura, ma per la natura di chi lo mette in atto.
infine, e chiudo davvero con questa storia, la mia rabbia di ieri probabilmente era acuita dall'ormai insostenibile situazione di degrado degli stadi italiani che, per uno che li ha frequentati in lungo e in largo, mette una tristezza profonda.
che lascino la politica ai politici e vadano lì solo per divertirsi.
ma l'eco di queste parole non si è ancora spenta nel mio cervello, che già la voce della coscienza sociologica le si sovrappone, ricordandomi che uno stadio di calcio altro non è che lo specchio iperbolico della società: amplifica i sentimenti nelle direzioni estreme. se fossimo felici, allo stadio saremmo tutti felicissimi.

scritto da sovraesposizione
17:46 / p-link / / commenti (2)

martedì, 20 dicembre 2005

ANCHE IO NEL MIO PICCOLO MI INCAZZO [A VEDERE COME RAGIONA IL MONDO...]
tratto da sovraesposizione.splinder.com del 13 dicembre
quanto tempo è passato dalla performance di benigni da celentano? un mese? un mese e mezzo?
bene diciamo un mese e mezzo a volerci stare larghi.
e come concluse benigni quella apparizione? come? non ve lo ricordate? non ci posso credere, tutti ad incensare benigni per la sua satira (ottima per altro) e l'unica cosa veramente seria che ha detto non ve la ricordate?
ve la rinfresco io, la memoria. chiuse citando voltaire e la sua celeberrima frase: "caro amico, non sono d'accordo con ciò che tu dici, ma darò la vita perchè tu possa dirlo" accento più, accento meno.
vado oltre, gicchè il giramento di coglioni è davvero prepontente in questo momento.
umberto eco ha scritto un paio di cartelle intitolate "la forza del senso comune", uno scritto sull'essere illuministi oggi, nel XXI secolo.
il bolognese chiude l'articolo dicendo che "l'illuminista sa che la forma di un pantheon è fenomeno culturale, che si può criticare, ma che la domanda che porta alla costruzione del pantheon è un dato di natura, degno della massima considerazione e rispetto".
procedo attraverso l'incazzatura e cito il film "le invasioni barbariche" che ha il notevole merito di far notare che con spade e lance spagnoli e portoghesi, benedetti dai papi, hanno perpetrato lo sterminio di almeno un centinaio di milioni di popolazioni precolombiane. di fatto le hanno annientate. se illumisti occorre essere allora, quello fu il vero sterminio che l'umanità perpetrò contro se stessa e non l'olocausto (di cui comunque è giustissimo condannare le efferatezze, compiute, indovinate un po', anche quelle con la benedizione papale).
infine, chiudo citando la lacunosa targa appesa nei portici della facoltà di sociologia in via salaria a roma: questa facoltà ripudia ogni forma di razzismo e fascismo. e il comunismo dove lo mettiamo? i gulag li ha fatti forse mussolini?
 
quindi, argomentato tutto ciò, si spieghi a me, tifoso laziale non fascista e neppure di destra come non di sinistra del resto, perchè di canio non può alzare il braccio destro per il saluto romano mentre tutti i livornesi possono alzare il braccio sinistro con il pugno chiuso.
e non venitemi a dire che uno è reato costituzionale e l'atro no, perchè se no mi incazzo ancora di più!

scritto da sovraesposizione
17:42 / p-link / / commenti

mercoledì, 14 dicembre 2005

Buongiorno. Ultimo (da parte mia) intervento a proposito de bracci arzati, pugni chiusi, segni della croce. preghiere ad Allah, Orecchie al vento, tempie svitate, capriole all'inietro e varie ed eventuali. Che palle.

http://truelazio.clarence.com/permalink/215725.html

scritto da Hagi
12:02 / p-link / / commenti

lunedì, 12 dicembre 2005

LIVORNO... 11 dicembre 2005

Ieri è stata la mia prima trasferta in questa città che per altri motivi conoscevo piuttosto bene... Sconsigliata da tutti nella partenza, ne sono uscita semplicemente amareggiata, ma comunque viva... E rimango dell'opinione che chi non vuol farsi mettere in mezzo a situazioni "scomode" un modo bene o male lo trova, e sottolineo bene o male.

Livorno-Lazio continua ad essere una partita in cui il piano del gioco è l'ultimo ad essere osservato. Peccato, xchè questa è stata una bella partita, anche dal punto di vista sportivo espresso... ok aggiungo IN CAMPO!

Sugli spalti erano scontate le bandiere rosse e nere dall'una e dall'altra parte, così come i cori discriminanti.

NON VOGLIAMO LA POLITICA NEGLI STADI??? PERFETTO, che sia fatta allora una legge universale e non di comodità... Personaggi come Di Canio il cui comportamento sportivo IN CAMPO è stato di assoluto modello questa domenica, al SISTEMA possono risultare altamente "scomodi" e vanno di conseguenza puniti... ALT... c'è qualcosa da rivedere... continuiamo a punire un saluto credendo di far del bene al SISTEMA??? io dissento...

scritto da buonaocattiva
17:06 / p-link / / commenti (1)

lunedì, 12 dicembre 2005

...Cominciamo a dire che a me il Livorno non dispiace. Non ho (avevo) motivi per odiarlo calcisticamente, e politicamente sono più vicino ai BAL che non agli Irriducibili.

Dopodiché, sono laziale fracico, ne vado fiero, e il motivo di odiare gli amaranto - in senso strettamente sportivo - me lo offre una nostra prestazione maiuscola frustrata da un risultato incredibile, visto il campo. Se non basta, metteteci anche i tre punti presi da una diretta concorrente per la salvezza. Quelli mi bruciano un bel po'. Per quello che riguarda la partita, io a Livorno non sono andato (mica sono scemo: avrei preso botte da una parte e dall'altra), quindi mi sono sintonizzato su radio e televisioni per prepartita, partita e dopopartita. Tutto come da copione. Curve schierate, Hitler e Stalin a go' go', petardi a Di Canio, Celtiche sventolate a bella posta, Faccioni di Stalin su sfondo rosso e un bel po' di immaginario da Germania Est. Poi il saluto romano. Se di saluto romano si può parlare. E non lo so. Certo, Di Canio è osservato speciale, ha le telecamere addosso, è un simbolo schierato di una tifoseria schierata. Ma subito, su tutti i dopopartita, si scatenano le chiacchiere. Se fossero stati Oddo o Peruzzi a salutare nello stesso identico modo, ci sarebbe stata la stessa reazione mediatica? Si parla di un saluto fascista, di uno screzio Di Canio-Lucarelli, e di un pugno alzato di quest'ultimo. Cose false, queste ultime, tutte e due. Lucarelli non ha alzato il pugno, e non ha discusso con Paoletto (lo dichiara alla stampa). Ma "siccome è già successo", se ne parla, come se fosse cronaca fresca. Sky arriva ad usare immagini di repertorio del derby (inquadratura stretta su Di Canio, ma colore dei pantaloncini diverso), senza nemmeno puntualizzarlo. E via, con la diatriba del fascismo e del comunismo, del diverso trattamento del saluto romano e del pugno chiuso,di Di Canio e Lucarelli capipopolo, della pericolosa deriva intrapresa dal tifo organizzato. Bla Bla Bla.

La partita di ieri è stata forse la più bella della giornata dal punto di vista dello spettacolo espresso in campo. Molto più bella del Derby di Quartogiaro. Un solo ammonito, e negli ultimi scampoli di partita. Di questo si doveva parlare. Di una Lazio che ha giocato a viso aperto, e che ha accettato un risultato pesante - seppur a malincuore - senza uno straccio di polemica. Di un Livorno che si consolida al quinto posto di una classifica strana, esprimendo un calcio concreto al limite della spietatezza. Tutto questo è passato in secondo piano. La partita è stata  affogata dal guano di retorica pseudogiornalistica, torbida, che ha avuto l'unico risultato di esacerbare gli animi e di alzare le tensioni. Complimenti.

ESTIRPARE QUALSIASI POLITICA dallo stadio non è a mio giudizio possibile. Una curva è formata da almeno 3000 persone, e può arrivare fino a 30.000. E' naturale che cerchi un'autoregolamentazione: è insito nel meccanismo sociale. 

Forse un punto di partenza vero può essere cominciare una seria riflessione sui modi di organizzazione che una curva può darsi, cercando di creare una fonte regolamentare primaria che esuli dall'extracalcistico. Andare incontro agli interessi della squadra e dei tifosi, con strumenti dedicati alla squadra e ai tifosi, al di fuori di qualsiasi campanile ideologico.

Solo che - pensando a quanti sventolano svastiche e faccie di Mao - il concetto di "Seria Riflessione" mi fa sorridere.

Forza Lazio.

scritto da Hagi
13:17 / p-link / / commenti (2)

lunedì, 12 dicembre 2005

Caro Paolo,

mi permetto di scriverti così confidenzialmente perché un lontano giorno, da bambini, abbiamo vestito la stessa maglia (non insieme, tu sei poco più giovane di me), e oggi continuiamo a condividere la stessa passione. Tu, che già allora eri più bravo, sei riuscito a coronare il sogno che quel bambino portava nel cuore; io, oggi, incito dagli spalti te e i tuoi compagni, come ho sempre fatto con tutti coloro che hanno vestito la gloriosa maglia biancazzurra con l’aquila sul petto. Tu per la Lazio hai fatto e stai facendo molto e non mi stancherò mai di ringraziarti.

Però, in nome di quella stessa maglia, oggi sento il dovere di dirti una cosa.

Non sarà, la mia, la solita solfa moralistica di quelli che condannano e biasimano a comando e secondo convenienza. Io e te abbiamo probabilmente molte idee e convinzioni diverse, ma non per questo dobbiamo venire meno al rispetto reciproco. Soprattutto perché non sul terreno delle idee ci incontriamo, ma su quello della passione per lo sport e per la Lazio.

Tutti noi laziali vogliamo che la Lazio sia un esempio per tutti. Un esempio di lealtà, correttezza, agonismo e sacrificio; e voglia di vittoria, nel rispetto delle regole che da sempre guidano il confronto sportivo.

Tante volte abbiamo protestato contro la mercificazione dello sport. Contro quella concezione del calcio che lo degrada a mera questione di denaro, trasformando i giocatori in mercenari, i presidenti in manager, i tifosi in clienti. Contro quel modo di intendere lo sport come schiavo del profitto, per cui il numero degli abbonati Sky conta più dei risultati sul campo, e i risultati sul campo vengono "addomesticati" secondo le convenienze dei soldi delle tv.

Questa nostra Lazio è in prima fila nella battaglia ideale per riportare il calcio nel mondo dello sport vero e pulito, educazione per i giovani e passatempo onesto per gli adulti.

E ora, ti domando: non è forse l’ideologia politica estranea allo sport quanto la morale del business?

Non è forse la politica estranea allo sport quanto i soldi della tv?

L’ingresso dell’ideologia, di qualsiasi ideologia, nello sport non può che prostituirlo, degradarlo, corromperlo. Esattamente come il denaro, l’ideologia fagocita tutto ciò che incontra e lo snatura. Lo priva del valore che ha, e lo sostituisce con il proprio.

Io, come te e come tutti, ho un giudizio ben preciso, sulle idee politiche. L’unico "saluto romano" che mi sono mai concesso è "se vedemo". Tutti abbiamo le nostre convinzioni, e nessuno mette in dubbio il diritto di tutti ad averne.

Ma queste convinzioni nulla c’entrano, e nulla debbono entrare, con la Lazio. Non mi sento meno laziale di te e di nessuno, per il fatto che una bandiera con la svastica, anziché salutarla, la brucerei. La Lazio è un’altra cosa.

Non dare ascolto a chi ti lusinga, né a chi ti biasima, per cose diverse da quelle che fai in campo. Ma in campo è tuo compito cercare con impegno e lealtà la vittoria della Lazio, e non altro.

Ieri tu hai fatto una cosa che non si deve fare: hai fatto entrare un’estranea, l’ideologia, che col campo non c’entra niente. Non sarà per l’ideologia che la Lazio sconfiggerà i suoi avversari, o sarà da essi sconfitta.

Ieri, e mi dispiace dirlo, tu hai fatto una cosa contro la Lazio. Perché, aprendo il campo a realtà estranee allo sport, hai di fatto legittimato anche l’ingresso dei mercanti, dei parolai, dei faccendieri.

Noi Laziali, che da sempre coltiviamo i veri valori dello sport, dobbiamo essere i primi a dare l’esempio, a combattere perché il confronto sportivo non sia inquinato da fattori estranei e corruttori. Tu, che della Lazio oggi sei cuore e anima, devi difendere lo sport e la Lazio da tutti coloro che vogliono distruggerla: che non sono solo quelli che credono che il denaro possa comprare qualsiasi simbolo, ma anche coloro che credono che una svastica o una bandiera rossa possano sostituirsi all’impegno e al sudore quali simboli di sport, di coraggio, di lealtà. L’unico e solo simbolo che un Laziale in campo deve e può salutare è l’Aquila Bianca e Azzurra.

Sono certo che capirai il mio disappunto, e le mie ragioni.

Forza Lazio!

By Slowhand, 12/12/2005

scritto da BBSlow
12:15 / p-link / / commenti (2)

sabato, 10 dicembre 2005

Buongiorno. Ho riattivato il mio Blog laziale. Vedrò di farmi vedere anche da questi pizzi.

scritto da Hagi
20:02 / p-link / / commenti (3)

se prima eravamo in 24 a cantare lazio alè adesso siamo in 25 a cantare lazio alè:

AlessandroG
aquila69
aquilotta1981
blancoebleu
buonaocattiva
cigna
clauzz
crazyfefe
cornyfly
dusk
edocentrico
ezechiele
fracicone
greis
hagi
bionda79
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lucida
ninoD
occidente
slowhand
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