Noi bloggers laziali... spavaldi di essere! credevamo di essere pochi ma via via ci siamo incontrati... Divisi da chilometri, diversi per pensieri, idee, esperienze, con in comune però 2 cose: essere bloggers ma soprattutto essere laziali!
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Se n'è andato Gian Casoni, laziale vero, che in uno dei momenti più brutti della nostra storia, con tanti che scappavano e tanti altri che tremavano, prese sulle sue spalle tutto quanto, e traghettò squadra e società verso quelle che sembravano sponde più sicure.
Grazie, Presidente, nella nostra memoria avrai sempre un posto in Tribuna d'Onore.
De Angelis, il conduttore “radioattivo” che fa notizia senza veline e senza notizie.
Palla a Liverani, lancio lungo, si avvicina Di Canio, è il sei gennaio, l’anno è il 2005, Di Canio prende palla, la tocca, botta al volo, palla in rete, Lazio uno, Roma zero. Guido De Angelis, in radio, reagì con discrezione, limitandosi a pronunciare per circa ventidue
secondi la vocale “oooo” dopo la lettera “g” e prima della lettera “l”, per poi aggiungere, non esattamente sottovoce, “Paoletto mio, Paoletto mio, te voglio beneeeeeeeee!”, e poi: “Ah Paolè, ah Paolé ancora una volta j’hai fatto male, ancora una volta j’hai fatto male, ancora una volta j’hai fatto male!!!”. Passano pochi minuti, palla lunga, arriva Rocchi, supera Doni (portiere della Roma ), tre a zero e De Angelis, composto: “Aaaaaaaaa, aiuto, aiuto, aiuto, aiuto, aiuto, apoteosi, aiuto, apoteosi, aiuto, apoteosi, aiuto, aaaaaaaa”. Segue approfondita intervista con Paolo Di Canio. La telecronaca è diventata prima un video, poi una suoneria telefonica. Guido De Angelis è un conduttore televisivo, ha inventato un giornale che si chiama Lazialità (ventuno anni fa), ha inventato un programma che si chiama Lazialità tv e ha inventato una trasmissione radiofonica che si chiama “Quelli che hanno portato il calcio a Roma” e che, pur parlando di Roma, parla solo della Lazio. Non ha veline, non ha letterine, non ha schedine, non ha commentatrici, non ha conduttrici, non ha movioliste e non ha giornaliste scollate sorridenti davanti alle postazioni Internet pronte a chiedere la linea ogni quindici minuti per spiegare che effettivamente non c’era nulla di nuovo da dire, a parte questo dvd da domani in edicola. Guido De Angelis in trasmissione – alla radio è un’altra storia – non urla, non grida, non batte pugni sul tavolo, non invoca moviole in campo, non chiede mai di essere invitato a commentare la Lazio a Controcampo e non chiede mai di scrivere di tattica in prima pagina sulla Gazzetta dello Sport. Guido De Angelis è l’anti Michele Plastino perché, a differenza di Michele Plastino, ha fatto la storia del giornalismo televisivo locale senza aver avuto bisogno di insegnare a nessuno la storia del giornalismo televisivo locale e soprattutto senza aver avuto bisogno di diventare un famoso volto nazionale per trasformarsi in un eroe della televisione locale. De Angelis non è uno di quei giornalisti che lavora nella tv privata solo per provare a tutti i costi ad andar via dalla tv privata. Va bene la Lazio, e va bene la tv locale, stop, basta così. De Angelis è il primo giornalista romano ad aver inventato un giornale specializzato soltanto su una squadra, cioè la Lazio, ed è anche per questo che uno come lui non ha neanche bisogno delle immagini per parlare di calcio, non ha bisogno delle veline per parlare di tattica e non ha bisogno di inventare “complotti”, “giochi di potere” e “ manovre di Palazzo” soltanto per poi dimostrare di essere stato il primo a combattere i grandi complotti e le grandi manovre di Palazzo. De Angelis, per capire, nelle sue trasmissioni non ha neppure bisogno delle notizie per far notizia. Nella televisione locale, soprattutto quella romana, funziona solitamente così. Esistono due precise tipologie di conduttori. Ci sono quelli che hanno iniziato a lavorare dopo Michele Plastino (che, per chi non lo sapesse, è il giornalista televisivo di tv private più famoso di Roma) e quelli che hanno iniziato a lavorare prima di Michele Plastino, ma dato che Michele Plastino ha iniziato a lavorare quando praticamente non c’era ancora nessuno che lavorava nello sport delle tv private a Roma, nella televisione romana esistono soltanto giornalisti che hanno iniziato a lavorare dopo Michele Plastino, giornalisti che quindi ogni giorno si sentono dire “vedi, devi fare come Michele Plastino”, “vedi, devi essere brillante come Michele Plastino”, “vedi, devi avere gli ospiti di Michele Plastino”, “vedi, devi scrivere sulla Gazzetta come Michele Plastino” o “devi andare a Controcampo come Michele Plastino”, o “vedi, devi avere la stessa distribuzione cromatica dei capelli di Michele Plastino”. A Guido De Angelis, però, di Plastino non gliene importa nulla. Guido De Angelis, a Roma, è amato perché riesce a non essere scontato anche quando intervista Lotito (che però non ama), quando intervistava Cragnotti (che però non amava), quando intervistava Eriksson (che non amava granché) o quando intervistava il suo amico Giorgio Chinaglia. De Angelis, a Roma, è amato perché riesce a essere convincente anche quando spiega che “per Behrami al Genoa vanno tre milioni più Ciampi” (il giocatore si chiamava Ciani), anche quando dice che “Mexes ha applaudito in maniera anonica l’arbitro” e quando nota che “i laziali sono bianchi paonazzi”. De Angelis, a Roma, è amato perché è uno dei pochi giornalisti sportivi che riesce a essere serio pur non essendo noioso e che riesce a essere piuttosto efficace anche quando ricorda di essere radioattivo (per via della radio) e anche quando, con una certa lucidità, è in grado di tirar fuori confessioni clamorose, tipo questa: “Allora, Oddi, perché l’arbitro ti espulse?”. Oddi, cioè Oddo, prima di andare al Milan rispose: “Guido, sinceramente ne ho menato uno”.
Claudio Cerasa
Il Foglio
In più segnalo che ne Il Foglio di sabato scorso c'è un inserto dedicato a Lotito.
"Il presidente della Lazio vuole rivoluzionare il calcio con la poetica di Manzoni e il latino. E’ tornato a fare quello che faceva prima, cioè tutto"
Suvvia, quanto era scontato questo passaggio? dopo il mancato convocamento di domenica sera poi era solo da aspettare l'ufficialità... Ed eccola... Oddo al Milan... Non me la prendo con lui (credo che noi laziali abbiamo imparato bene cosa voglia dire tenere solo alla maglia... e almeno per me, l'ultimo affetto risale a Beppe Signori) me la continuo a prendere con questo Presidente (assolutamente non il mio) che non fa altro che insistere nello smembrarci una squadra, giustificando le cessioni con acquisti assolutamente non paragonabili... Oddo era importante al di là delle sue qualità tecniche anche per un discorso di immagine... cosa che al Presidente non è mai interessata... la Lazio è davvero calata a livello europeo... Ora vedremo gli sviluppi di quest'ennesima partenza...
Se, in queste ultime due giornate, Fortuna ci avesse assistito un po', avremmo quattro punticini in più, e la classifica avrebbe tutt'altro sapore.
D'altro canto, se invece si fosse accanita, ne avremmo uno in meno (col Milan non avremmo proprio potuto perdere, visto che in porta nun c'hanno tirato M-A-I), e la classifica non cambierebbe molto.
Insomma, siamo in credito. Speriamo di poter riscuotere al momento giusto: e cioè di essere pronti quando Fortuna ci passerà vicino, perché, al momento, non la afferreremmo neanche se si sdraiasse, implorandoci, ai nostri piedi.
Note pseudo-tecniche su Lazio - Milan: preoccupa l'involuzione di Zauri, un fantasma rispetto al bel giocatore che abbiamo visto in altre occasioni. Anche Mutarelli e Mauri rendono pochino, saranno pure stanchi, ma che hanno passato le vacanze in miniera? Mudingayi: se sapesse anche toccare la palla la metà di me, sarebbe un campione. Ledesma: lancia nel vuoto, ma intorno stanno tutti fermi... Pandev è così, si sa, a volte pensa ad altro, e quando succede bisogna capirlo subito e toglierlo dal campo il prima possibile, cosa che Delio Rossi (anche lui in preoccupante involuzione) ha fatto con colpevole ritardo. Provocazione: ma siamo sicuri che si volesse davvero vincerla, 'sta partita?
30 anni fa moriva Luciano Re Cecconi, nel modo assurdo che tutti conosciamo. Trent'anni fa si andava concretizzando il periodo peggiore mai vissuto dalla nostra amata Lazio. La morte di Maestrelli prima, quella di Luciano poi. Il calcio scommesse di qualche anno dopo, la serie B e il periodo buio coronarono la dipartita del Sor Lenzini, seppellendo per sempre la squadra che nell'immaginario collettivo è divenuta "la banda dei matti che fecero l'impresa". Ma il ricordo di quel gruppo, di quel periodo, rimane impresso a fuoco nei ricordi dei laziali di oggi, così come le imprese del corsaro Beppe Signori rimarranno nei ricordi dei laziali di domani.
Avanti Lazio!
Squadre che mi stanno sui cosiddetti per motivi facilmente individuabili:
Giallorozzi e gobbi, il Milan che sarà pure amico di Lotito, ma non mio, l'Inter, che odio da quando orde di milanesi invasero Roma -senza essere accolti a sassate, anzi essendo pure ben tollerati!- festeggiando uno scudetto mai arrivato; la Fiorentina, da quel gesto dell'ombrello della madre di Cecchi Gori al rigore negato nel 1999, che ci costò lo scudetto: non si parla male dei morti, ma si pensa ciò che si vuole. Poveretta lei.).
Squadre che mi stanno sui cosiddetti per motivi difficilmente spiegabili:
Poi ci sono alcune altre, che mi stanno antipatiche a pelle. Il Messina e il Siena sono tra queste. Sono squadre zozze, che però Calciopoli non ha approfondito come avrebbe dovuto. Col Messina ieri ci ho fatto un po' pace. Col Siena c'ho invece litigato definitivamente. Okkei, Okkei. Potevamo chiudere la partita se Manfredini non avesse l'asma e non fosse zoppo, o se avesse giocato Behrami - chissà. Il goal che abbiamo preso non era buono, poiché viziato da fuorigioco di Mario Frick. Okkei.
Sta di fatto che abbiamo subito per gli ultimi venti minuti il ritorno di una squadra che sulla carta vale un quarto della nostra. E abbiamo perso due punti per strada. E questo non è bello: potevamo scavalcare il Catania, invece l'abbiamo appaiato, e lui ha una partita in meno.
Comunque, Jimenez è nostro, annunciato poco fa da Lotito. Oddo si farà la partita contro il Milan sabato, e poi si vedrà. In questa circostanza - mi costa ammetterlo - sto pienamente con il gestore:
"Oddo nun è in vendita - nun me pare d'avello visto in vetrina, e nun ce sta manco er cartellino der prezzo. Sillo vòi a gennaio, me devi fa' ride".
Sono gli anni compiuti oggi dalla Lazio. 107 anni da quel 9 gennaio in cui, a Piazza della Libertà, nasceva la Lazio, ad opera di Luigi Bigiarelli e soci.
107 anni di storia, da Ancherani a Rocchi. Anni di passioni, di vette conquistate contro tutto e contro tutti; di presidenti-papà che battevano rigorini negli spogliatoi e di presidenti-imprenditori finiti in carcere; di scudetti e di retrocessioni, di coppe vinte e di classifiche riscritte dal C.A.F.
Anni di Derby vinti bene e persi male, di lacrime di gioia e di dolore. Anni con macchine della polizia in campo, anni con le camionette fuori.
107 anni per essere i padroni di Roma. Perché a Roma - si sa - c'è solo la Lazio.
1000 di questi giorni, mia adorata , e tanti auguri anche al Presidente. Quello con la P maiuscola.