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Noi bloggers laziali... spavaldi di essere! credevamo di essere pochi ma via via ci siamo incontrati... Divisi da chilometri, diversi per pensieri, idee, esperienze, con in comune però 2 cose: essere bloggers ma soprattutto essere laziali! Mandaci un messaggio privato... oggi amore *loading* layout R. |
martedì, 13 maggio 2008 ROMA - Alcuni tifosi della Lazio che si firmano 'Curva Nord e Tribuna Tevere' hanno lanciato un appello a disertare l'Olimpico per Lazio-Napoli di domenica, per protestare contro la gestione del presidente Claudio Lotito. scritto da langolodimarco giovedì, 08 maggio 2008 L’Inter è andata dal Papa; a noi invece avrebbe fatto bene una visitina al Divino Amore, e questo per due motivi.
Primo, perché è inutile negare che, alla fine, un po’ di sfiga c’è stata, e con un "aiutino" dall’esterno magari uno dei due tiri che, nel giro di dieci minuti, si sono stampati sul palo, sarebbe entrato. E allora, oggi –forse- parleremmo di una partita molto, molto diversa. E vabbè, la palla è rotonda, il palo è un tiro sbagliato, rigore è quando arbitro fischia e non ci sono più le mezze stagioni. Abbiamo perso, e amen.
Secondo… beh, ci vuole un po’ di più, a spiegarlo. In sostanza, il concetto è semplice: la Lazio, questa Lazio, non solo non è all’altezza delle squadre di prima fascia (contro le quali, salvo il derby di ritorno –che, come tutti sappiamo, fa storia a sé- ha sempre perso), ma incontra serie difficoltà anche contro la “versione ridotta” di queste stesse squadre; e per competere con le squadre di seconda fascia deve comunque lottare ed esprimersi al meglio delle sue potenzialità: ovvero, deve essere in grado di mettere in campo i suoi undici uomini migliori, in uno stato di forma e concentrazione almeno “buono”; ed è evidente a tutti che questo, nel corso della stagione, non è avvenuto spesso. E allora, ecco che un "aiutino" serve come il pane.
Parliamo seriamente? OK. La partita di ieri è non solo il degno coronamento, ma il simbolo stesso, il riassunto in novanta minuti di una intera stagione giocata all'insegna del "vorrei, ma non posso".
L’anno scorso siamo stati protagonisti di un’esperienza entusiasmante, frutto non solo del lavoro di società, squadra e allenatore, ma anche di circostanze favorevoli e di una “situazione oggettiva” per certi versi irripetibile.
Eravamo, siamo, consapevoli –almeno chi è capace di ragionare- che la società si dibatte in una difficile situazione economica e che, anche se ora naviga tranquilla, risente del dissesto milionario degli anni passati, e ne sta ancora pagando (in senso figurato e reale) le spese. Nessuno –sempre fra quelli capaci di ragionare- chiedeva al presidente Lotito di svenarsi per raggiungere traguardi di sogno che avremmo fallito in ogni caso. Si chiedeva –ancora quelli capaci ecc ecc- di allestire una squadra in grado di partecipare alla Champions League con dignità, passando –come ampiamente possibile, visto il sorteggio- il primo turno (e incamerando, effetto non secondario, i relativi quattrini), e di portare a casa –in campionato- un piazzamento UEFA. Si chiedeva di spendere –oculatamente- i soldi necessari, senza fare follie per acquistare campionissimi o presunti tali, ma giocatori validi, onesti, motivati, da affiancare a quelli che la scorsa stagione avevano ben figurato.
La campagna acquisti, invece, non è stata all’altezza delle aspettative né, quel che è peggio, delle ambizioni; e, ripeto, non di vaghi sogni si trattava, ma di ambizioni reali, soppesate, realizzabili.
E siccome si ha un bel dire che la palla è rotonda, il calcio –come ogni sport- fa sognare per un giorno, per una settimana, per un mese… ma nel lungo periodo vengono a galla la solidità, la tecnica, la preparazione, l’organizzazione.
Troppi giocatori, l’anno scorso, sono stati sopravvalutati rispetto alle effettive capacità. Altri, magari validi, sono stati dati via con eccessiva precipitazione e senza troppo discernimento. Tanti, quest’anno, sono stati sfruttati oltre il ragionevole; così si moltiplicano gli infortuni, e si espongono i giocatori stessi a prestazioni di scarso livello, che causano critiche e generano nervosismo, che –come si sa- è la prima causa di scarso rendimento. Lo spogliatoio (la famosa “coesione”) non è compatto come l’anno scorso; è noto che le vittorie portano vittorie, le sconfitte portano sconfitte. Lo stesso allenatore, trascinato anche in storie che certamente non gli hanno dato serenità, non ha mostrato la stessa lucidità, la stessa capacità di iniziativa; e il materiale umano a disposizione non lo ha aiutato molto. Come si dice, si fa quello che si può; e con tutta la simpatia, è evidente che se, per sbloccare una partita difficile, si deve –per esempio- togliere Pandev per far entrare Tare, c’è qualcosa che non va: ma non in quella partita, proprio in generale.
Io sono stato –e sono tuttora- grato al presidente Lotito per aver salvato la Lazio, mentre intorno volavano avvoltoi travestiti da aquile; di aver agito, mentre tanti aprivano la bocca senza muovere un dito. Sono stato –e sono- consapevole di quanto ingenerose, artefatte, strumentali e capziose fossero molte delle critiche e delle contestazioni che gli sono state rivolte in questi anni. Condivido persino la sua idea di sport quale veicolo di valori sociali, e il fatto che parli latino non mi fa ridere, anzi persino un po’ mi inorgoglisce, se lo paragono all’italiano stentato di Biscardi, ai borbottii di Moggi, alla sbrasate di Capello, all’isteria di Materazzi, alle ripetitiva vacuità di trentamila interviste sempre uguali fatte da giornalisti che non mettono due congiuntivi di fila ad allenatori e calciatori incapaci di esprimere un concetto diverso da “cercheremo di vincere per i nostri tifosi”.
E però, presidente Lotito, adesso siamo pari. Il credito si è esaurito: questa stagione fallimentare, deludente, in cui troppe sono le cose andate male perché si possa parlare solo di “sfortuna”, ha portato la bilancia a zero.
Il primo dei valori dello sport, di cui la nostra Lazio si è sempre fatta portatrice ovunque andassero i suoi antichi e nobili colori, è la capacità di riconoscere le sconfitte, e di ammettere gli errori. Il secondo è quello di porvi riparo, di fare di più e meglio, per confrontarsi di nuovo con gli avversari, ed uscire vittoriosi.
E allora adesso tocca a Lei, presidente, mostrare quanto crede in quei valori di cui ci ha tanto spesso parlato. Abbiamo perso. Mostri di saper cambiare ciò che è sbagliato, di poter andare avanti per la strada giusta, e i laziali la seguiranno. Non Le chiediamo di allestire una squadra che vinca sempre contro chiunque: lo sappiamo che è un sogno. Le chiediamo una squadra che possa giocarsela, una squadra che non abbia bisogno di andare al Divino Amore per poter sperare di battere le avversarie.
Se può farlo, lo faccia: deve farlo, è il suo compito. Se non è in grado, se non può, se non vuole, passi la mano; ma non creda di poterci prendere in giro. Non più.
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se prima eravamo in 24 a cantare lazio alè adesso siamo in 25 a cantare lazio alè:
AlessandroG
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