Noi bloggers laziali... spavaldi di essere! credevamo di essere pochi ma via via ci siamo incontrati... Divisi da chilometri, diversi per pensieri, idee, esperienze, con in comune però 2 cose: essere bloggers ma soprattutto essere laziali!

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lunedì, 25 febbraio 2008

Laziale lo sono sempre stato, salvo una breve parentesi dai tre ai quatto anni durante i quali ero della Roma perché mia sorella mi aveva detto che ci giocavano Rossi, Cabrini, Tardelli e Zoff. A 4 anni ho capito che certe scelte le devi prendere in autonomia. I gobbi - allora come oggi - si sfiorano perché portano fortuna, non per diventare come loro.

Dal 1976 ad oggi sono passati anni, squadre, giocatori, allenatori, tifosi, sedi sociali e persino stadi. La radio privata si è fatta Pay Tv, l'etere satellite e Lamberto Giorgi Ilaria d'Amico. E io sempre lì. Con una bandiera - feticcio dal 1981 al 1990. Con una maglietta feticcio dal 1990 ad oggi. Con il portachiavi della moto che raffigura la maglia di Fiorini. Sempre con l'ansia del derby e la paura della retrocessione. Sempre pronto a difendere i colori del cielo con l'ansia propria dell'assediato. Sempre lì, come il mediano di Ligabue.

In trentadue anni di lazialità, solo un momento di crisi, la fede che vacilla, l'idea di abbandonare il tifo. Ma se quel 5 maggio, Karel Poborsky ha fatto perdere uno scudetto all'Inter, ha fatto guadagnare alla suqdra che poi l'avrebbe allontanato un tifoso irriducibile vero, cioè con la lettera minuscola. Quelli con la lettera maiuscola, quando ho cominciato ad amare questi colori manco esistevano. C'erano gli Eagles Supporters, e io sono stato, sono e sarò sempre con loro.

Pure se preferivo Scaloni a Radu. Pure se preferivo Makinwa a Bianchi. Pure se preferivo Stendardo a Rozehnal. Pure se 'sta squadra non gioca a pallone dallo scorso campionato. Pure se non riesco a stare sereno manco quando vinco, figuramose quando perdo con l'ultima in classifica ridotta in dieci a 3 minuti dalla fine, AVANTI LAZIO.

"AVANTI".

No "INDIETRO".

scritto da Hagi
17:45 / p-link / amore, cagliari, tifo / commenti (8)

mercoledì, 14 novembre 2007

Domenica è volata in cielo un Aquila, mancherai a tutti i tifosi e non solo, riposa in pace Aquila Biancoazzurra, ora ci puoi vedere da lassù e noi non ti dimenticheremo Mai.
Ciao Gabriele


Non c'è altra spiegazione, siamo maledetti.
Questa aura di società maledetta ce la portiamo addosso da sempre. La nostra storia parla di calciatori uccisi per uno scherzo finito in tragedia, di allenatori stroncati da mali incurabili, di una presenza costante, seppure in qualche caso molto forzata, in ogni scandalo recente legato al mondo del calcio, addirittura dei soldi della camorra,
di riciclaggio, di estorsione. E di tifosi che perdono la vita in maniera tragica.

Pensavamo di avere già pagato il nostro contributo al destino beffardo.
Un tifoso morto per una tragica fatalità, che poteva essere evitata
utilizzando un minimo di buonsenso. Uno sparo da lontano, il primo in
alto, il secondo a segno, e una vita che si spegne tra le braccia di chi
gli è caro. Ma non bastava, ed eccone un altro. Morto per un'altra
tragica fatalità, per assenza di buonsenso, con uno sparo da lontano
dopo aver sparato in alto, colpendo e spezzando una vita tra le braccia
di una persona cara. Cambiano le modalità, cambiano i protagonisti, ma
la storia è tragicamente simile, troppo simile.

Pazzesco. La storia si fa beffe di questa società, di quella che il
presidente Lotito chiama famiglia. Con le nostre faide interne
violentissime, con i nostri casini, le nostre incertezze e soprattutto i
nostri colori. Quello che è successo ieri mattina, nell'area di servizio
di Badia al Pino, è ancora avvolto dal mistero. Una ricostruzione
difficile e difficilmente credibile, che tenta di rimanere in equilibrio
tra la protezione della categoria e il mantenimento dell'ordine
pubblico. Una ricostruzione porcellum, quella iniziale, in stile piazza
Alimonda, che ha avuto il merito, se così si può chiamare, di esacerbare
animi che non avevano bisogno di ulteriore eccitamento. Avvoltoi con il
viso coperto subito in azione, mentre il carrozzone andava avanti e
avvoltoi, stavolta a volto scoperto, iniziavano il tiro per la
giacchetta della memoria di un ragazzo, come chi ha espresso solidarietà
alla famiglia di un ragazzo definendolo "militante di forza italia".

Non ho risposte né ipotesi da fare su quanto accaduto. Ho molto dolore
perché in un'area di servizio ci si siamo fermati tutti, mentre si
andava in trasferta a Bologna o a Firenze per la partita con il pranzo
fuori porta. Così come in curva nord ci siamo stati tutti. Gabriele come
Vincenzo, quasi trent'anni dopo. Uniti dalla passione per una squadra e
dalla propria fine assurda. Mai più, si disse allora. Mai più. Ma il
calcio continua a non fermarsi, continuano i dibattiti sulla
incongruenze della ricostruzione del tragico evento, sulla figura di
Gabriele e sul comportamento reazionario degli ultras. C'è molto rumore
di fondo, tanta voglia di giustizia, e forse poca che tutto ciò non
accada più. Parole su parole, alzando il volume quando forse sarebbe il
caso di abbassarlo un pochino.

Non ho risposte, dunque, ma solo dolore. Il dolore mio è il dolore di
Lorenzo de Silvestri, un ragazzo di diciannove anni e mezzo, amico di
Gabriele, che nel circo di dichiarazioni e tavole rotonde ha detto delle
parole sensate e mature: "Non so come siano andate le cose, ma vorrei
dire basta, ormai abbiamo martiri e non si può andare avanti così. Lo
sport non c'entra nulla con tutto questo, ci si ammazza per sport?".
Silenzio, quindi. Stringendosi nel dolore per la scomparsa di un
ragazzo, di un essere umano a poco più di un quarto del cammin della sua
vita, chiedendo solo che non accada mai più. Sarebbe bello che Lollo
fosse il capitano nella prossima partita che si giocherà quando il
carrozzone inevitabilmente ricomincerà. E sarebbe bello anche far
giocare la squadra con scritto sul petto MAI PIU' in memoria di Gabriele
Sandri, al posto dello sponsor, che tanto non c'è.

Ci pensi presidente.
MAI PIU'. In memoria di Gabriele Sandri.
Un ragazzo come Vincenzo, un ragazzo come noi.


scritto da AlessandroG
11:34 / p-link / amore, tifo, gabriele sandri / commenti

martedì, 02 ottobre 2007

Tutti contro il madrid!!!!!!! daje

scritto da Titto92
19:57 / p-link / amore, champions legue / commenti (3)

giovedì, 08 marzo 2007



Beppe Signori, il nostro Capitano, potrebbe essere il nuovo allenatore del Potenza dopo le dimissioni di Delli Santi.
La clamorosa voce è trapelata nella serata di ieri da ambienti vicini al club rossoblu e la stessa società del presidente Postiglione ha confermato i contatti con lo stesso Signori.
Il suo resta comunque solo uno tra i nomi nella lista dei "papabili" a guidare il Potenza in quest´ultimo scorcio di campionato.
Nella gara col Gela la squadra sarà guidata dall´allenatore in seconda Pasquale Arleo, ma non si esclude l´annuncio ufficiale del nuovo tecnico già nella giornata di oggi.

scritto da AlessandroG
14:38 / p-link / amore / commenti

mercoledì, 07 marzo 2007

Un tuffo al cuore...

scritto da AlessandroG
12:52 / p-link / amore / commenti (2)

lunedì, 11 dicembre 2006

Lo ha fatto davvero!!!

scritto da pigutine
18:10 / p-link / amore / commenti (13)

lunedì, 11 dicembre 2006

LEDESMA

ODDO

MUTARELLI

E ho detto tutto.

scritto da pigutine
14:27 / p-link / amore / commenti (8)

lunedì, 11 dicembre 2006

Buongiorno.

Ieri è stato il primo derby che abbia mai visto allo stadio.

E oggi mi sento talmente bene, da cercare di fissare nel cuore e nella mente quanto successo ieri.

Non so se partire dall'extrasistole dovuta al gol di Ledesma, dal formicolio al braccio sx dopo il rigore trasformato da Oddo, oppure dal principio di Ictus Cerebrale dopo l'insaccata di Mutarelli (vuoto mentale, problemi di coordinazione e di equilibrio, sordità e cecità momentanee).

Ora, rendetevi conto di quanto dico: tre morti sfiorate per troppa emozione, tre quasi-dipartite, sublimate in un atto supremo di amore. Eros e Thanatos. Poi l'abbraccio con i nuovi amici di stadio. Sodalizio inossidabile di 90 minuti infiniti.  E Totti che rosica, per la mancata tutela.

Buongiorno.

Ieri è stato il primo derby che abbia mai visto allo stadio.

E oggi mi sento talmente bene, da cercare di fissare nel cuore e nella mente quanto successo ieri.

A 'na certa, è cominciato a squillare il telefono. Due fratelli amici miei, che stavano dalla parte sbagliata dell'Olimpico, mi informavano che sarei tornato da solo. Sono usciti al 25°. Un altro amico mio che aveva detto di vederci dopo, invece, il telefono l'ha staccato. Storia antica, questa.

Buongiorno.

Ieri è stato il primo derby che abbia mai visto allo stadio.

E oggi mi sento talmente bene, da cercare di fissare nel cuore e nella mente quanto successo ieri.

Quando sono tornato a casa mia, ho superato finestrini tristi e contriti, e abitacoli pieni di gioia. Non avevo insegne (a parte la maglietta sotto il maglione, sotto la giacca, sotto il giaccone: non dissimulazione, ma necessità di tenere l'aquila direttamente sulla pelle, vicino al cuore), quindi potevo osservare la gioia e il dolore, la frustrazione e lo sfottò in modo discreto, invisibile. E' stato bello, ma soprattutto istruttivo.

Signori, il mio cervello è andato in protezione. Le emozioni m'hanno clippato la mente. Ho la spia rossa, non verde. Non sento niente. Non provo niente.

L'amore, la gioia, la condivisione rintronano. E io chissà quando mi ripiglierò.

Buongiorno.

Ieri è stato il primo derby che abbia mai visto allo stadio.

E oggi mi sento talmente bene, da cercare di fissare nel cuore e nella mente quanto successo ieri.

scritto da Hagi
12:43 / p-link / amore / commenti (10)

domenica, 03 dicembre 2006

Cara Lazio,

oggi ero nel settore ospiti a Firenze. La tristezza più grande è stato il silenzio che si è fatto sempre più insostenibile mentre i 90 minuti scorrevano e il megafono o chi per lui, non ha emesso nessun tipo di grido.

Ti hanno messo degli striscioni che con te non c'entravano nulla, parlavano di ultras liberi e di un presidente che se ne deve andare.

Hai sorretto il peso del silenzio con dignità e onestà, hai accettato che nessuno cantasse per te in forza di uno sciopero in cui, nemmeno stavolta, c'entri qualcosa. Hai ascoltato il silenzio di un settore che non ospitava nemmeno 900 tifosi, quando negli anni passati eravamo almeno 2000.

Ho visto gente fregarsene di te e pensare solo a dare addosso al presidente, senza curarti di un sostegno d'amore degno di questo nome. Niente grida nemmeno di scherno o offesa, solo un immutabile indifferenza che mi ha fatto tantissimo male. Poi ho pensato a come potevi sentirti ferita tu, dentro quello stadio fuori casa che non è stato tuo nemmeno per un secondo.

Ho ricordato il tifo "cattivo", dissacrante, avvolgente e bollente degli ultimi anni e ho capito che l'aria era più tesa di quella che potessi immaginare.

Sai Lazio,  io ti sono lontana fisicamente, ma il mio cuore va a te. Solo a te ma anche a quei vigliacchi che per paura di tifarti perchè c'è chi ha detto che era "vietato", non ti hanno mai incitata. Nessuno che avesse mai imprecato abbastanza per una tua occasione fallita, nessuno che ti desse coraggio in un momento in cui dovevamo darti continuità. Solo un rullare di canne, la luce degli accendini, i commenti idioti, cattivi verso di te...le facce rivoltate verso i pezzi grossi della tifoseria, come ad aspettare un cenno, uno start alle nostre poche e umili voci. Alcuni di voi sono venuti sotto il nostro settore a raccogliere il nostro saluto. Poche mani ti hanno applaudito, perchè si è levato a squarciare la nebbia che stava scendendo, un urlo feroce che voleva pure impedirci di farti un applauso nonostante la sconfitta. Una minaccia sul nostro amore, sul nostro unico gesto di contatto con te.

Sono colpevole anch'io di non averti incitata, perchè pure da sola l'avrei fatto, però il mio non essere romana dentro me l'ha impedito. A fine partita volevo combinare una pazzia perchè la rabbia per questo tifo mi stava accecando. Quei metri di nastro da pacchi marrone con cui ti hanno accolta, quel solito e irritante, costante, inutile "Lotito Vattene", sentivo che poteva aspettare il mio scendere rapido di scalini, la mia adrenalina sprecata, la mia follia ed essere fatto a pezzi. Anzi: essere strappato... Cazzo me l'avete portata via!

RIDATEMI LA LAZIO!

scritto da aquilotta1981
22:59 / p-link / amore, tifo / commenti (9)

se prima eravamo in 24 a cantare lazio alè adesso siamo in 25 a cantare lazio alè:

AlessandroG
aquila69
aquilotta1981
blancoebleu
buonaocattiva
cigna
clauzz
crazyfefe
cornyfly
dusk
edocentrico
ezechiele
fracicone
greis
hagi
bionda79
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