Noi bloggers laziali... spavaldi di essere! credevamo di essere pochi ma via via ci siamo incontrati... Divisi da chilometri, diversi per pensieri, idee, esperienze, con in comune però 2 cose: essere bloggers ma soprattutto essere laziali!

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martedì, 13 maggio 2008

ROMA - Alcuni tifosi della Lazio che si firmano 'Curva Nord e Tribuna Tevere' hanno lanciato un appello a disertare l'Olimpico per Lazio-Napoli di domenica, per protestare contro la gestione del presidente Claudio Lotito.

"In occasione della partita Lazio-Napoli del 18.05.2008 invitiamo i tifosi della Lazio a non entrare allo stadio- afferma il comunicato- Il nostro gesto ha lo scopo di attirare l'attenzione dell'opinione pubblica sulla situazione societaria della SS Lazio 1900, da anni ostaggio di una gestione dittatoriale, che ha allontanato nel tempo LAZIALI che hanno fatto parte della nostra storia: Lovati, Pulici, Doriano Ruggero, Patarca, Di Canio. Unico risultato ottenuto una stagione fallimentare, causa la mancanza totale di un progetto credibile con conseguente allontanamento dei tifosi dallo stadio. Il perdurare del silenzio stampa ha confinato la Lazio in una nicchia desolata, nell'anonimato più assoluto, ignorata da stampa e tv, nessun legame tra squadra e tifosi. Evidenziamo a chi ci gestisce, e che non ci rappresenta, che la SS Lazio 1900, prima squadra della capitale, è patrimonio di chi la ama, dei suoi tifosi dunque, e che la nostra storia ci ha sempre visti protagonisti attivi. LA LAZIO È UN'IDEA, UN IDEALE, UN ESEMPIO, UNO STILE E UNA RAGIONE DI VITA! ASSENTI PER AMORE AVANTI LAZIO, AVANTI LAZIALI".

scritto da langolodimarco
00:44 / p-link / lazio, tifo, irriducibili / commenti

giovedì, 20 marzo 2008

Mamma Mia. MAMMA MIAAAA!

scritto da Hagi
11:04 / p-link / tifo / commenti (3)

lunedì, 25 febbraio 2008

Laziale lo sono sempre stato, salvo una breve parentesi dai tre ai quatto anni durante i quali ero della Roma perché mia sorella mi aveva detto che ci giocavano Rossi, Cabrini, Tardelli e Zoff. A 4 anni ho capito che certe scelte le devi prendere in autonomia. I gobbi - allora come oggi - si sfiorano perché portano fortuna, non per diventare come loro.

Dal 1976 ad oggi sono passati anni, squadre, giocatori, allenatori, tifosi, sedi sociali e persino stadi. La radio privata si è fatta Pay Tv, l'etere satellite e Lamberto Giorgi Ilaria d'Amico. E io sempre lì. Con una bandiera - feticcio dal 1981 al 1990. Con una maglietta feticcio dal 1990 ad oggi. Con il portachiavi della moto che raffigura la maglia di Fiorini. Sempre con l'ansia del derby e la paura della retrocessione. Sempre pronto a difendere i colori del cielo con l'ansia propria dell'assediato. Sempre lì, come il mediano di Ligabue.

In trentadue anni di lazialità, solo un momento di crisi, la fede che vacilla, l'idea di abbandonare il tifo. Ma se quel 5 maggio, Karel Poborsky ha fatto perdere uno scudetto all'Inter, ha fatto guadagnare alla suqdra che poi l'avrebbe allontanato un tifoso irriducibile vero, cioè con la lettera minuscola. Quelli con la lettera maiuscola, quando ho cominciato ad amare questi colori manco esistevano. C'erano gli Eagles Supporters, e io sono stato, sono e sarò sempre con loro.

Pure se preferivo Scaloni a Radu. Pure se preferivo Makinwa a Bianchi. Pure se preferivo Stendardo a Rozehnal. Pure se 'sta squadra non gioca a pallone dallo scorso campionato. Pure se non riesco a stare sereno manco quando vinco, figuramose quando perdo con l'ultima in classifica ridotta in dieci a 3 minuti dalla fine, AVANTI LAZIO.

"AVANTI".

No "INDIETRO".

scritto da Hagi
17:45 / p-link / amore, cagliari, tifo / commenti (8)

giovedì, 15 novembre 2007

Riflessioni e domande sull'omicidio di Gabriele Sandri
Il mio primo pensiero va alla famiglia di Gabriele. Non li conosco, non li ho mai incontrati, ma –se mai capiterà che qualcuno di loro legga, o venga a conoscenza di queste righe- vorrei che sapessero che anche io, come tutte le persone sane di mente che sono rimaste in questo disgraziato Paese, sono loro vicino in questo triste momento di dolore. Nulla, al mondo, è più sconvolgente di una madre che vede seppellire il proprio figlio; tanto più se questo accade non per una fatale e magari inevitabile causa naturale, ma per la sciagurata azione violenta di un altro uomo. E proprio da questa triste consapevolezza vorrei partire per cominciare una riflessione un po’ più ampia.
 
Cominciamo dicendo che il fatto che a morire sia stato un “tifoso che seguiva la squadra” è stato, per ciò che a oggi si sa di come si sono svolte le cose, del tutto casuale: a morire avrebbe potuto essere un rappresentante di commercio, un'impiegata in gita domenicale, Marchionne che provava la Ferrari appena riparata. E però questa casualità ha generato una serie di reazioni inconsulte che hanno riportato la morte di Gabriele Sandri nel mondo che –indirettamente- l’aveva generata, e cioè quello del tifo “ultrà”.
 
A un primo sguardo, le responsabilità dell’accaduto vanno ascritte al comportamento inspiegabile e inescusabile di un soggetto che ha usato in modo scriteriato l’arma di cui era dotato; e questa, in effetti, è la causa ultima e diretta. Ma viene immediatamente da chiedersi se quel soggetto sia stato colto da una altrettanto inspiegabile crisi di panico o di chissà cosa, o se –semplicemente- fosse inadeguato a svolgere il compito che gli era stato affidato. Inadeguatezza che potrebbe dipendere sia dal carattere del soggetto stesso (è un “rambo” che ritiene che con la pistola si possa risolvere ogni situazione? E’, invece, al contrario, una persona impressionabile che può perdere il controllo dei propri nervi?) sia da cause che riguardano i suoi mandanti (se, semplicemente, fosse non adeguatamente addestrato alla gestione della situazione che si è trovato ad affrontare? E se è un violento, o se è fragile, nessuno se ne è mai accorto, prima? Nessuno vigila sulla “tenuta” psicologica dei tutori dell’ordine? Chi lo ha messo lì, e perché?).
Che queste domande non siano del tutto prive di significato lo dimostra la “strana” modalità con la quale i fatti sono stati comunicati dalle strutture della P.S. al ministero e all’opinione pubblica: per quanto certe difficoltà, nell’immediato, siano comprensibili, resta il residuo sospetto di una certa reticenza volta a “chetare, sopire…”, fino a dove possibile, il clamore che la vicenda era inevitabilmente destinata a suscitare. Certo, sono ravvisabili delle "difficoltà oggettive", delle giustificate cautele per la gestione dell’ordine pubblico; e tuttavia resta il dubbio che, sia pure solo per un paio d’ore, un non meglio identificato “qualcuno” abbia tentato di alterare e confondere il quadro degli avvenimenti, per rendere meno pesante la posizione dell’agente che ha sparato e della forza pubblica in generale.
Precisato che sulle forze dell’ordine ricade comunque, in ogni modo la principale responsabilità diretta della assurda morte di Gabriele Sandri, mi sembra sia il caso di riflettere non solo sul singolo episodio, ma anche sul “quadro generale” che a quell’episodio ha condotto; e cioè, alla triste realtà che la domenica pomeriggio alcuni “spazi” delle nostre città e delle nostre strade devono essere presidiati neanche fossimo a Gaza o a Baghdad; che piazzole autostradali e raccordi, treni, bus, e a volte interi quartieri cittadini sono zone “a rischio”, dalle quali un comune cittadino interessato al mantenimento della propria incolumità fisica fa bene a tenersi lontano.
In tale stato di cose, le forze dell’ordine sono costrette a ricorre a ogni risorsa, per sorvegliare ogni spazio potenzialmente pericoloso e fronteggiare le eventuali emergenze; ma questa non è certo colpa loro, visto che esistono branchi di violenti organizzati, che coscientemente e deliberatamente cercano lo scontro fisico e i disordini di piazza. Ma la domanda è: ci vuole davvero così tanto, a identificare e punire questi elementi? Chi li copre, chi li fomenta, chi li usa? Ci sono forse (come, almeno nel caso degli incidenti serali di Roma, sembra possibile) moventi e organizzazioni che col calcio nulla hanno a che vedere? Perché, se è così, non bisogna fermare il campionato: bisogna fermare l’Italia, o quanto meno mettere in condizioni di non nuocere quella parte di italiani che vuole prevaricare un popolo intero.
Si è detto che la morte di Gabriele Sandri non c’entra niente con il calcio; ed è almeno in parte vero; ma allora perché dal mondo della “tifoseria organizzata” è partita subito, unanime, una reazione assurda e incivile? Sandri era un tifoso, non un “ultrà”; un ragazzo con la passione per il calcio, non un facinoroso che armato di coltello andava in giro a cercare “nemici” da sconfiggere.
La risposta più probabile mi sembra possa essere distinta in due parti:
1)      esistono meccanismi di “appartenenza” che, più che una squadra o un club, riguardano un humus anarchico, “anti-sociale”; per quanto Gabriele Sandri ne fosse al di fuori, la sua identificazione come “tifoso” (e sarebbe il caso anche di riflettere quanta responsabilità hanno avuto i media, nel diffondere la notizia con un certo taglio ben definito e, in fondo, immotivato…) e la sua notorietà li ha immediatamente fatti scattare, compattando il “gruppo” di coloro che nel tifo violento manifestano la loro propensione “rivoluzionaria” ed eversiva; parola, quest’ultima, da intendersi non nel senso classico di “rivolta politica”, ma come “rifiuto delle forme organizzate della convivenza civile”, generato però da cause del tutto personalistiche, che magari trovano alimento in certe correnti ideologiche o politiche ma che sono generate fondamentalmente da disagio sociale individuale, che riconosce altri disagiati come “simili”, e vede al contrario le ordinarie forme di svolgimento della vita sociale come un nemico da combattere per salvarsi.
2)      Esistono però dei “mandanti”, degli “elementi pensanti” che sanno come alimentare e sfruttare questa propensione alla violenza, incanalandola e dirigendola secondo proprie finalità; e non sto parlando dei capi ultrà (che, se mai, sono un tramite), ma di personaggi di genere più vario: elementi interni alle società di calcio, elementi esterni legati a interessi economici e commerciali, non escluso persino qualche attivista politico di rango più o meno elevato.
Ed è secondo me da ricercarsi in questa doppia risposta la motivazione della differenza che ben si poteva vedere, domenica sera, tra la reazione “spontanea” degli ultrà di curva (svoltasi secondo forme ormai consuete, in ambito ristretto allo stadio di calcio, con finalità limitate a un obiettivo immediato e circoscritto) e le scene di vera e propria guerriglia urbana cui si è assistito a Roma, con gruppi dall’organizzazione para-militare che davano l’assalto alle caserme di Polizia e Carabinieri, giungendo addirittura a “sfidare” il “mitico” Reparto Celere.
Posso dirla, fuori dai denti? E’ vero, come dice il ministro Amato, che la (non) reazione delle forze dell’ordine è stata encomiabile; e che, se davvero –come ipotizzavo prima- certi movimenti sono eterodiretti, si è fatto bene a evitare lo scontro di piazza. Ma nulla può vietarmi di pensare che se, invece, le forze di polizia avessero agito in modo più diretto e violento, oggi forse –almeno qui a Roma- il fenomeno “ultrà violenti” sarebbe in buona parte risolto; scomparso assieme alle illusioni di chi, per fini soltanto suoi, vuole destabilizzare l’ordine pubblico facendo leva sulla violenza ignorante di duecento disadattati che sanno manifestare la loro esistenza soltanto brandendo un coltello o una spranga, come cavernicoli di ritorno. Il cittadino delega allo Stato l’uso della forza, e lo Stato la proibisce al cittadino assumendosi la responsabilità della sua protezione; ma è lecito chiedere, da cittadini, che quando è necessario (e l’altra sera a Roma lo era senz’altro) lo Stato di questa forza faccia uso.
Lo so, non sembra questo il modo migliore di rendere omaggio alla memoria di Gabriele Sandri. Eppure, dietro alla canna della pistola di un poliziotto che ha sparato, io continuo a vedere tante mani, che non indossano certo una divisa, e che evidentemente non si vuole colpire. Così, mentre –come tutti- chiedo verità e giustizia, desidero che questa giustizia colpisca fino in fondo: non solo chi ha colpevolmente usato un’arma che non doveva neanche essere estratta dal fodero, ma tutti coloro che hanno contribuito a fare sì che un ragazzo di ventotto anni morisse in modo incivile prima ancora che assurdo, una domenica mattina, sull’autostrada. E, da una parte come dall'altra, sia in chi indossa una divisa sia in chi brandeggia una spranga, sia in chi si nasconde dietro una cravatta, non basta partecipare a un funerale per lavarsi la coscienza.
 
By Slowhand, 15/XI/2007

Pubblicato su OCE e su Crossroads 

scritto da BBSlow
13:04 / p-link / tifo, gabriele sandri / commenti

mercoledì, 14 novembre 2007

Domenica è volata in cielo un Aquila, mancherai a tutti i tifosi e non solo, riposa in pace Aquila Biancoazzurra, ora ci puoi vedere da lassù e noi non ti dimenticheremo Mai.
Ciao Gabriele


Non c'è altra spiegazione, siamo maledetti.
Questa aura di società maledetta ce la portiamo addosso da sempre. La nostra storia parla di calciatori uccisi per uno scherzo finito in tragedia, di allenatori stroncati da mali incurabili, di una presenza costante, seppure in qualche caso molto forzata, in ogni scandalo recente legato al mondo del calcio, addirittura dei soldi della camorra,
di riciclaggio, di estorsione. E di tifosi che perdono la vita in maniera tragica.

Pensavamo di avere già pagato il nostro contributo al destino beffardo.
Un tifoso morto per una tragica fatalità, che poteva essere evitata
utilizzando un minimo di buonsenso. Uno sparo da lontano, il primo in
alto, il secondo a segno, e una vita che si spegne tra le braccia di chi
gli è caro. Ma non bastava, ed eccone un altro. Morto per un'altra
tragica fatalità, per assenza di buonsenso, con uno sparo da lontano
dopo aver sparato in alto, colpendo e spezzando una vita tra le braccia
di una persona cara. Cambiano le modalità, cambiano i protagonisti, ma
la storia è tragicamente simile, troppo simile.

Pazzesco. La storia si fa beffe di questa società, di quella che il
presidente Lotito chiama famiglia. Con le nostre faide interne
violentissime, con i nostri casini, le nostre incertezze e soprattutto i
nostri colori. Quello che è successo ieri mattina, nell'area di servizio
di Badia al Pino, è ancora avvolto dal mistero. Una ricostruzione
difficile e difficilmente credibile, che tenta di rimanere in equilibrio
tra la protezione della categoria e il mantenimento dell'ordine
pubblico. Una ricostruzione porcellum, quella iniziale, in stile piazza
Alimonda, che ha avuto il merito, se così si può chiamare, di esacerbare
animi che non avevano bisogno di ulteriore eccitamento. Avvoltoi con il
viso coperto subito in azione, mentre il carrozzone andava avanti e
avvoltoi, stavolta a volto scoperto, iniziavano il tiro per la
giacchetta della memoria di un ragazzo, come chi ha espresso solidarietà
alla famiglia di un ragazzo definendolo "militante di forza italia".

Non ho risposte né ipotesi da fare su quanto accaduto. Ho molto dolore
perché in un'area di servizio ci si siamo fermati tutti, mentre si
andava in trasferta a Bologna o a Firenze per la partita con il pranzo
fuori porta. Così come in curva nord ci siamo stati tutti. Gabriele come
Vincenzo, quasi trent'anni dopo. Uniti dalla passione per una squadra e
dalla propria fine assurda. Mai più, si disse allora. Mai più. Ma il
calcio continua a non fermarsi, continuano i dibattiti sulla
incongruenze della ricostruzione del tragico evento, sulla figura di
Gabriele e sul comportamento reazionario degli ultras. C'è molto rumore
di fondo, tanta voglia di giustizia, e forse poca che tutto ciò non
accada più. Parole su parole, alzando il volume quando forse sarebbe il
caso di abbassarlo un pochino.

Non ho risposte, dunque, ma solo dolore. Il dolore mio è il dolore di
Lorenzo de Silvestri, un ragazzo di diciannove anni e mezzo, amico di
Gabriele, che nel circo di dichiarazioni e tavole rotonde ha detto delle
parole sensate e mature: "Non so come siano andate le cose, ma vorrei
dire basta, ormai abbiamo martiri e non si può andare avanti così. Lo
sport non c'entra nulla con tutto questo, ci si ammazza per sport?".
Silenzio, quindi. Stringendosi nel dolore per la scomparsa di un
ragazzo, di un essere umano a poco più di un quarto del cammin della sua
vita, chiedendo solo che non accada mai più. Sarebbe bello che Lollo
fosse il capitano nella prossima partita che si giocherà quando il
carrozzone inevitabilmente ricomincerà. E sarebbe bello anche far
giocare la squadra con scritto sul petto MAI PIU' in memoria di Gabriele
Sandri, al posto dello sponsor, che tanto non c'è.

Ci pensi presidente.
MAI PIU'. In memoria di Gabriele Sandri.
Un ragazzo come Vincenzo, un ragazzo come noi.


scritto da AlessandroG
11:34 / p-link / amore, tifo, gabriele sandri / commenti

lunedì, 12 novembre 2007

UNA DOMENICA MALEDETTA DOVE è ACCADUTO L'INVEROSIMILE, L'IMPOSSIBILE, UNA TRAGEDIA. ORE 9 DELLA MATTINA DI UNA DOMENICA COME LE ALTRE. UN GRUPPO DI TIFOSI LAZIALI CON LA PROPRIA AUTO SI TROVA NEL PIAZZALE DI UN AUTOGRILL VICINO AD AREZZO. TRA QUESTI C'è ANCHE GABRIELE SANDRI ALIAS GABBO. NOTO DJ ROMANO E DELLA DISCOTECA PIPER. E' LI SEDUTO NEL SEDILE POSTERIORE DI UN AUTO PRONTO PER RIPARTIRE IN VIAGGIO ALLA VOLTA DI MILANO DIREZIONE STADIO MEAZZA PER ASSISTERE A INTER LAZIO. GIà INTER LAZIO...UNA PARTITA CHE PURTROPPO LUI NON SAPORà MAI COME ANDRà A FINIRE...GIà PERCHè UN FOLLE POLIZIOTTO DALLA CARREGGIATA OPPOSTA DECIDE DI SPARARE AD ALTEZZA UOMO PER DISPERDERE POCHI TIFOSI DI SQUADRE OPPOSTE VENUTE A CONTATTO DANDO INIZIO AD UNA PICCOLA SCARAMUCCIA CHE ERA GIà FINITA. LO SPARO IL BOTTO IL SANGUE LA MORTE UNA VITA SPEZZATA...QUELLA DI GABBO. TIFOSO TRANQUILLO PACATO CON UNA CARRIERA AVVIATA COME DJ CONOSCIUTO ED AMMIRATO DA TUTTI... DI LUI ORA ABBIAMO TUTTI SOLO DEI RICORDI. E LA POLIZIA??? COME CAVOLO SI FA A DARE UN'ARMA AD UN POLIZIOTTO CAHE è CAPACE DI SPARARE AD ALTEZZA D'UOMO? Eì OMICIDIO COLPOSO ED ECCO PERCHè:
Art. 53 Uso legittimo delle armi
Ferme le disposizioni contenute nei due articoli precedenti, non e' punibile il pubblico ufficiale che, al fine di adempiere un dovere del proprio ufficio, fa uso ovvero ordina di far uso delle armi o di un altro mezzo di coazione fisica, quando vi e' costretto dalla necessita' di respingere una violenza o di vincere una resistenza all'Autorita' e comunque di impedire la consumazione dei delitti di strage, di naufragio, sommersione, disastro aviatorio, disastro ferroviario, omicidio volontario, rapina a mano armata e sequestro di persona (1) .
La stessa disposizione si applica a qualsiasi persona che, legalmente richiesta dal pubblico ufficiale, gli presti assistenza.
La legge determina gli altri casi, nei quali e' autorizzato l'uso delle armi o di un altro mezzo di coazione fisica. :QUESTO ARTICOLO NON è INVOCABILE A DIFESA DEL POLIZIOTTO PERCHè NON SI TROVAVA IN UNA CONDIZIONE DI NECESSITà,NE DOVEVA FAR FRONTE AD UNA VIOLENZA O RESISTENA ALL'AUTORITà ED INOLTRE, COSA PIù IMPORTANTE NON HA USATO LA GIUSTA DILIGENZA.
Art. 55 Eccesso colposo
Quando, nel commettere alcuno dei fatti preveduti dagli articoli 51, 52, 53 e 54, si eccedono colposamente i limiti stabiliti dalla legge o dall'ordine dell'Autorita' ovvero imposti dalla necessita', si applicano le disposizioni concernenti i delitti colposi, se il fatto e' preveduto dalla legge come delitto colposo. : QUESTO ARTICOLO è INVOCABILE CONTRO IL POLIZIOTTO PERCHè HA SUPERATO I LIMITI CONSENTITI DALLA LEGGE NEL COMMENTTERE,(SE EVENTUALMENTE E SCANDALOSAMENTE VERRà CONFERMATO L'USO LEGITTIMO DELLE ARMI)L'ARTICOLO 53 DA ME SOPRA MENZIONATO. QUINDI IL POLIZIOTTO INCORRERò NELL'OMICIDIO COLPOSO.
Art. 83 Evento diverso da quello voluto dall'agente
Fuori dei casi preveduti dall'articolo precedente, se, per errore nell'uso dei mezzi di esecuzione del reato, o per un'altra causa, si cagiona un evento diverso da quello voluto, il colpevole risponde, a titolo di colpa, dell'evento non voluto, quando il fatto e' preveduto dalla legge come delitto colposo.
Se il colpevole ha cagionato altresi' l'evento voluto, si applicano le regole sul concorso dei reati.  AVENDO USATO MALE IL MEZZO (LA PISTOLA) IL POLIZIOTTO HA CAUSATO UN EVENTO DIVERSO DA QUELLO VOLUTO(????)IN QUESTO CASO DI NUOVO RIPSONDERà DI TALE EVENTO (LA MORTE DI GABBO SAREBBE L'EVENTO NON VOLUTO) A TITOLO DI OMICIDIO COLPOSO.
Art. 589 Omicidio colposo
Chiunque cagiona per colpa la morte di una persona e' punito con la reclusione da sei mesi a cinque anni. IN VIRTù DI QUESTO ARTICOLO IL POLIZIOTTO DOVREBBE SECONDO LA GIUSTIZIA RISPONDERE DI OMICIDIO COLPOSO

Art. 575 Omicidio
Chiunque cagiona la morte di un uomo e' punito con la reclusione non inferiore ad anni ventuno.
QUESTA INVECE LA PENA SE L'OMOCIDIO NON FOSSE COLPOSO...

QUESTA è LA LEGGE E CON QUESTA ANALISI DEL FATTO COMMESSO IERI DAL POLIZIOTTO CI TROVIAMO DINANZI AD OMICIDIO COLPOSO...

CIAO GABBO!!!RIPOSA IN PACE E FAI BALLARE ANCHE GLI ANGELI CON LA TUA MUSICA...NOI ASCOLTEREMO LA TUA MUSICA DA QUI GIù..ALZANDO GLI OCCHI VERSO IL CIELO...CIAO
!

scritto da langolodimarco
19:22 / p-link / tifo, gabriele sandri / commenti (3)

giovedì, 01 novembre 2007

Cosi Non Va
Niente da fare nemmeno la partita del derby ha fatto rialzare la testa ai ragazzi di Delio Rossi sempre più in crisi di risultati e di gioco, causa anche i numerosi infortuni ed assenze pesanti. Si sperava che il derby come negli ultimi due anni si rivelasse decisivo ai fini della stagione biancoceleste che in questa partita nel passato aveva trovato la svolta per dare un senso alla stagione. Questa sera cosi non è stato. Stiamo andando in caduta libera in campionato e ci troviamo a soli due lunghezze dalla terz'ultima classificata. I giocatori sono gli stessi di un anno fa per 9/11 ma il loro rendimento è molto ma molto peggiore dello scorso anno. Ci sono giocatori irriconoscibili e altri fuori condizione e altri ancora che sono costretti a giocare fuori ruolo. il mister Rossi più di tanto non può fare anche se lui ha perso quella tenacia e quella grinta che lo avevano contraddistinto negli ultimi due anni sulla panchina aquilotta. E poi c'è Lotito che si è tenuto tutti i soldi della champions senza acquistare nemmeno un giocatore degno della storia di questa squadra. Ora la classifica fa paura e la stagione che ci si prospetta è difficilissima in un campionato in cui nessuno ti regala niente e priva di squadre deboli. Stasera la Lazio non mi è dispiaciuta anche se in difesa siamo ancora troppo lenti e impacciati dei veri polli che si fanno infilare come dilettanti.Però nel complesso abbiamo fatto un pò bene abbiamo lottato ma deve essere sempre cosi non solo quando incontri la roma o il real madrid. Ora ci attendono fiorentina e inter sfide per noi impossibile ma tocca fare punti per uscire da tale situazione soprattutto in casa.
QUINDI FORZA RAGAZZI NOI SIAMO CON VOI
LOTTATE E TIRATE FUORI LA GRINTA E RISALIAMO INSIEME!!!
LOTITO VATTENE

scritto da langolodimarco
13:28 / p-link / tifo / commenti (3)

lunedì, 23 luglio 2007

Un punto piccoletto...

Sono rimasto a Roma, questo WE, e non mi è parso di notare striscioni di protesta, né cortei spontanei. Il tasso dei suicidi -a quello che dicono- è rimasto lo stesso, e non ho notizia neanche di clamorose e pubbliche scene di disperazione.
Insomma, la città più disincantata del mondo ha accolto con il debito menefreghismo l'addio di Francesco Totti alla Nazionale. E con altrettanto debito menefreghismo, a parte le solite dichiarazioni di circostanza -in verità neanche tante, l'annuncio che avrebbe voluto essere clamoroso (e, checché se ne dica, anche polemico) è stato accolto dagli organi ufficiali che avevano chiesto di mettere un punto a una situazione che ormai stava precipitando nel ridicolo.
E il mondo continuò una riga più in basso.

By Slowhand, 23/VII/2007

scritto da BBSlow
13:15 / p-link / tifo / commenti (1)

domenica, 03 dicembre 2006

Cara Lazio,

oggi ero nel settore ospiti a Firenze. La tristezza più grande è stato il silenzio che si è fatto sempre più insostenibile mentre i 90 minuti scorrevano e il megafono o chi per lui, non ha emesso nessun tipo di grido.

Ti hanno messo degli striscioni che con te non c'entravano nulla, parlavano di ultras liberi e di un presidente che se ne deve andare.

Hai sorretto il peso del silenzio con dignità e onestà, hai accettato che nessuno cantasse per te in forza di uno sciopero in cui, nemmeno stavolta, c'entri qualcosa. Hai ascoltato il silenzio di un settore che non ospitava nemmeno 900 tifosi, quando negli anni passati eravamo almeno 2000.

Ho visto gente fregarsene di te e pensare solo a dare addosso al presidente, senza curarti di un sostegno d'amore degno di questo nome. Niente grida nemmeno di scherno o offesa, solo un immutabile indifferenza che mi ha fatto tantissimo male. Poi ho pensato a come potevi sentirti ferita tu, dentro quello stadio fuori casa che non è stato tuo nemmeno per un secondo.

Ho ricordato il tifo "cattivo", dissacrante, avvolgente e bollente degli ultimi anni e ho capito che l'aria era più tesa di quella che potessi immaginare.

Sai Lazio,  io ti sono lontana fisicamente, ma il mio cuore va a te. Solo a te ma anche a quei vigliacchi che per paura di tifarti perchè c'è chi ha detto che era "vietato", non ti hanno mai incitata. Nessuno che avesse mai imprecato abbastanza per una tua occasione fallita, nessuno che ti desse coraggio in un momento in cui dovevamo darti continuità. Solo un rullare di canne, la luce degli accendini, i commenti idioti, cattivi verso di te...le facce rivoltate verso i pezzi grossi della tifoseria, come ad aspettare un cenno, uno start alle nostre poche e umili voci. Alcuni di voi sono venuti sotto il nostro settore a raccogliere il nostro saluto. Poche mani ti hanno applaudito, perchè si è levato a squarciare la nebbia che stava scendendo, un urlo feroce che voleva pure impedirci di farti un applauso nonostante la sconfitta. Una minaccia sul nostro amore, sul nostro unico gesto di contatto con te.

Sono colpevole anch'io di non averti incitata, perchè pure da sola l'avrei fatto, però il mio non essere romana dentro me l'ha impedito. A fine partita volevo combinare una pazzia perchè la rabbia per questo tifo mi stava accecando. Quei metri di nastro da pacchi marrone con cui ti hanno accolta, quel solito e irritante, costante, inutile "Lotito Vattene", sentivo che poteva aspettare il mio scendere rapido di scalini, la mia adrenalina sprecata, la mia follia ed essere fatto a pezzi. Anzi: essere strappato... Cazzo me l'avete portata via!

RIDATEMI LA LAZIO!

scritto da aquilotta1981
22:59 / p-link / amore, tifo / commenti (9)

se prima eravamo in 24 a cantare lazio alè adesso siamo in 25 a cantare lazio alè:

AlessandroG
aquila69
aquilotta1981
blancoebleu
buonaocattiva
cigna
clauzz
crazyfefe
cornyfly
dusk
edocentrico
ezechiele
fracicone
greis
hagi
bionda79
kassovitz
lucida
ninoD
occidente
slowhand
sovraesposizione
tine
twosisters

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tutte le notizie aggiornate sui biancocelesti

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